“Laddove nessuno era mai riuscito, abbiamo unito il Parlamento sul voto fuorisede“: la svolta storica
Il cammino per il riconoscimento dei diritti democratici in Italia ha segnato una tappa fondamentale. Con un voto all’unanimità, la Camera ha approvato l’emendamento che disciplina il voto fuorisede, un provvedimento atteso da anni da milioni di studenti e lavoratori. Un risultato storico che porta la firma della mobilitazione della società civile. Durante la trasmissione Newzgen, è stato intervistato Yari Russo, attivista e referente di The Good Lobby, per analizzare la portata di questo traguardo, i suoi limiti attuali e la forza di una politica che parte dal basso.
Un voto all’unanimità che unisce la Camera
Yari, siete riusciti in un’impresa che sembrava impossibile in questo clima politico: unire maggioranza e opposizione con zero voti contrari. Come si è arrivati a questo risultato sul voto fuorisede?
È stata una vera e propria rivincita, un’occasione di riscatto per l’intero Parlamento. Siamo arrivati a questo voto unanime dopo anni di pressioni, mediazioni e mobilitazioni intense. Vedere tutti quei pallini verdi accendersi contemporaneamente nell’emiciclo è stato straordinario. Le opposizioni hanno dimostrato un atteggiamento estremamente responsabile e costruttivo, votando a favore anche di un testo che non condividevano appieno nel merito. Questo dimostra che, sebbene la politica si divida su molti temi, è possibile trovare un’unione compatta su questioni trasversali che toccano da vicino la vita dei cittadini.
Oltre al forte valore simbolico di questo accordo bipartisan, quali sono le novità concrete introdotte nelle ultime ore grazie alle vostre sollecitazioni?
Non siamo di fronte a una legge perfetta, ma abbiamo ottenuto importanti perfezionamenti dell’ultimo minuto. Il primo riguarda le persone che devono spostarsi per motivi di salute: il requisito di permanenza fuori sede è stato abbassato da nove a tre mesi. Il secondo è l’introduzione di una finestra temporale mobile durante l’anno, che permette a chi matura i requisiti di registrarsi per il voto fuorisede fino a 45 giorni prima delle elezioni. Si tratta di un passo avanti cruciale per non escludere chi si trova in una condizione di mobilità temporanea.
Le categorie escluse e la battaglia che continua
Nonostante i miglioramenti, ci sono ancora molte persone che rimangono escluse da questa prima formulazione. Chi è rimasto fuori?
Purtroppo restano escluse diverse categorie di lavoratori. Penso ai lavoratori stagionali, a chi svolge stage o tirocini inferiori ai nove mesi e a tutti i professionisti del mondo dello spettacolo, della cultura e dello sport. Per questo la nostra campagna non finisce qui. Cercheremo di inserire ulteriori finestre e correttivi già a partire dal decreto elezioni. Vogliamo che la norma sul voto fuorisede diventi uno strumento strutturale, stabile e pienamente inclusivo, abbandonando una volta per tutte la logica della sperimentazione o dell’emergenza.
C’è chi obietta che una misura del genere non risolverà la crisi dell’affluenza alle urne. Il voto fuorisede deve essere misurato in base alla percentuale di astensionismo?
Assolutamente no. Stiamo parlando della garanzia di un diritto costituzionale fondamentale, non di una concessione governativa. Anche se consentisse di recuperare un solo voto in più, lo sforzo di questi anni sarebbe comunque ampiamente ripagato. Questa misura serve a scardinare l’astensionismo involontario, quello di chi vorrebbe votare ma è impossibilitato a farlo per ragioni economiche o logistiche. L’astensionismo politico ha altre cause, ma eliminare le barriere fisiche al voto è il primo passo per ricostruire la partecipazione.
La cittadinanza attiva come modello politico
Molti vi dicevano che non ce l’avreste mai fatta e che vi stavate facendo strumentalizzare. Questo traguardo cosa dice a chi era scettico?
Rappresenta una scarica di adrenalina e di speranza. Nelle scorse settimane abbiamo incassato molti commenti di chi ci diceva che saremmo rimasti a mani vuote. Questo risultato è la prova che la politica si può fare con successo anche dall’esterno dei palazzi istituzionali, in modo propositivo e costruttivo. I messaggi più belli che stiamo ricevendo riconoscono proprio questo: l’idea che l’impegno civico e giovanile, se portato avanti con costanza, dedizione e mettendoci la faccia, può davvero incidere sulla realtà e cambiare le cose, un mattoncino alla volta.