Giulia Molino: “Dopo Amici sono caduta in un burrone, ma ho imparato a saper accettare il fallimento”

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Redazione

Il percorso di Giulia Molino tra talent, rinascita e orgoglio napoletano

Il cammino dei giovani artisti nel mondo della musica vive di sogni, ma affronta anche grandi ostacoli e rinascite. Ne sa qualcosa Giulia Molino, una delle voci più intense della diciannovesima edizione del talent show Amici di Maria De Filippi. La cantautrice si racconta a cuore aperto nella trasmissione Newzgen. Dalla rampa di lancio televisiva all’improvviso stop della pandemia fino alla svolta artistica con il nuovo singolo Magico Latino, la sua storia dimostra come il talento debba sempre accompagnarsi a una profonda forza d’animo.

La batosta della pandemia e il valore della gavetta

Giulia, sei stata uno dei volti più amati di Amici, ma l’uscita dal programma è coincisa con l’inizio della pandemia. Come hai vissuto quel momento in cui tutto sembrava essersi fermato?

L’evento mi ha colpito come un lancio diretto in un burrone. Sono caduta in un momento di depressione perché vedevo congelare il sogno di una vita intera da qualcosa di incontrollabile. Grazie alla terapia e a un percorso di autoanalisi, ho capito che questa situazione non colpiva solo me. A un certo punto ho dovuto “abbracciare la croce” come si dice a Bolzano (scherza, ndr)e ricominciare. Sono tornata in studio a scrivere e ho accettato l’idea di poter fallire di nuovo. Oggi a livello generazionale manca il senso della gavetta e delle porte chiuse in faccia. Molti mi conoscono solo per l’esperienza ad Amici, ma io canto da quando ho 8 anni. Ho provato a entrare a Ti lascio una canzone e Io canto fino al limite d’età. Successivamente ho affrontato i provini per X Factor e per Britain’s Got Talent a Londra, prima di ricevere il via libera ad Amici solo al terzo tentativo. Nel corso della mia gavetta ho cantato persino nelle sagre e nelle piazze. Solo accettando il fallimento si può davvero ripartire.

L’autenticità e il peso del giudizio del pubblico

Nella tua musica e nel rapporto con il pubblico l’autenticità sembra essere fondamentale. Come gestisci il peso del giudizio esterno?

Il pubblico si accorge subito se menti. Lo si vede chiaramente con artisti come Ultimo: la gente lo segue perché è rimasto fedele a se stesso e i suoi occhi raccontano la verità. Nel mio percorso ho sperimentato sound diversi che non mi stavano bene addosso e il pubblico me lo ha fatto notare. La mia cifra coincide con la sensibilità, che a volte considero anche un limite perché mi rende fragile. Ad Amici mi accusavano di fare “sceneggiate napoletane” perché piangevo spesso, ma io piango per tutto, che sia gioia, rabbia o commozione. Questo è il mio modo di esprimermi e di superare lo schermo per arrivare alle persone.

La sperimentazione e il superamento dei disturbi alimentari

Il tuo ultimo brano, Magico Latino, è pieno di energia. Rappresenta una svolta rispetto ai tuoi lavori precedenti?

Decisamente sì, Magico Latino esce del tutto dalla mia zona di comfort, che rimarrà sempre legata alle ballad pop e soul. Nella quotidianità, però, io sono una persona estremamente solare e sorridente, quindi volevo introdurre qualcosa di fresco e divertente nel mio progetto. Mi diverto moltissimo a cantarlo dal vivo, anche se c’è qualche sbavatura vocale non importa, l’obiettivo è ballare e far divertire. Mi piace variare: ho scritto anche pezzi freestyle rap in passato, come Nietzsche che presentai proprio ad Amici, ma l’importante per me è non avere etichette e cantare emozioni che mi scavano dentro.

Nella tua crescita artistica e personale, come si è evoluto il rapporto con i social network e con l’estetica del corpo?

All’inizio è stata molto dura perché provengo da una storia di disturbi alimentari. Quando ho iniziato a cantare i social non erano così centrali e contava solo l’energia del palco. Oggi purtroppo l’immagine sembra quasi superare l’aspetto canoro ed è difficile mostrarsi continuamente quando non ci si vuole bene abbastanza. La vera svolta è avvenuta frequentando per due anni i locali queer insieme ai miei migliori amici del Club Venus, con cui ho collaborato anche per il videoclip. Lì ho imparato a esplorare il mio essere, a riscoprire la mia eccentricità, a cucirmi i vestiti da sola e a truccarmi. Ho trasformato un’imposizione del mercato in un percorso sereno di accettazione e creatività.

Il teatro, l’esperienza nel musical e l’amore viscerale per Napoli

Tra le tue recenti esperienze c’è stata anche quella del musical, con “Mare Fuori”. Cosa ti ha lasciato quel lungo periodo in tour?

È stata una parentesi faticosa ma meravigliosa. Il musical richiede una dispersione di energia indescrivibile, ma la vera forza è il gruppo. Quando affronti una giornata no in cui non vorresti salire sul palco, sai che ci sono i tuoi colleghi pronti a sostenerti e a compensare le tue energie per offrire il massimo al pubblico pagante. Questa esperienza mi ha lasciato un immenso senso di comunità e di famiglia, tra viaggi in treno, spostamenti in van e cene condivise. Rappresenta un bellissimo assaggio di quello che spero sarà un giorno il tour con la mia musica.

Da artista napoletana, come stai vivendo l’incredibile momento d’oro e di rivalsa che sta attraversando la cultura di Napoli?

Per me Napoli è come una mamma, provo un senso di patriottismo e di fierezza indescrivibile per questa città. Per anni abbiamo subito denigrazioni e pregiudizi, ma la partecipazione di Geolier a Sanremo ha sdoganato definitivamente la lingua napoletana a livello nazionale. Questo evento ha costretto tutti ad accorgersi che Napoli rappresenta un calderone artistico inarrestabile, un po’ come il ragù che pappulea dalle cinque del mattino. Porto fieramente le mie origini nella musica: già nel 2019 sono entrata ad Amici scrivendo barre in napoletano su un pezzo di Ghali. Non è una moda, è la mia identità più sincera.