Marco Notaro: “La televisione non è morta, quasi la metà dei contenuti sui social arriva proprio da lì”

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Redazione

Da Pardo a Dibba: le strategie social secondo Marco Notaro

Dietro i profili digitali più seguiti d’Italia, da Pierluigi Pardo ad Alessandro Di Battista, si nasconde una mente strategica che sa come far muovere gli algoritmi. Marco Notaro, trentunenne fondatore e Ceo di YouCreator Agency, è il sarto digitale che cuce addosso ai grandi personaggi della televisione e del giornalismo la propria presenza online. Ospite della trasmissione Newzgen, il giovane imprenditore ha svelato i segreti del posizionamento e della crossmedialità nel mercato dei social network.

La nascita di una strategia editoriale su misura

Marco, oggi si parla tantissimo di campagne digitali, ma cosa significa davvero costruire una strategia editoriale per personaggi pubblici così importanti?

Significa innanzitutto sapersi adattare alle caratteristiche uniche di ogni cliente. Nel portfolio della mia agenzia gestiamo la comunicazione di personalità forti, come Pierluigi Pardo, Francesco Repice, Alessandro Di Battista o Daniele Capezzone. Ognuno di loro richiede un posizionamento specifico. I social offrono ai giornalisti opportunità straordinarie per imporsi in nuovi contesti, come YouTube o Spotify, ma per monetizzare servono numeri reali. Noi non facciamo semplici calendari editoriali: creiamo una grandissima reciprocità. Io studio i formati tecnici adatti a Instagram o TikTok, ma la base è la fiducia. Loro sono professionisti con una carriera mediatica immensa; io devo solo massimizzare il loro messaggio. Spesso programmiamo un intervento in televisione pensando già a come quel frammento diventerà un reel virale sulle nostre pagine.

Un personaggio già molto famoso in televisione o nella carta stampata ha davvero bisogno di un’agenzia esterna per crescere online? Non potrebbe fare da solo?

Molti ci provano, ma presidiare ogni singola piattaforma richiede competenze verticali e tempo. Prendiamo Alessandro Di Battista: è arrivato a un milione di follower da solo, ma poi insieme abbiamo deciso di espanderci su YouTube e Spotify. Molti grandi personaggi appartengono alla generazione dei boomer; sono arrivati al successo prima dell’avvento dei social e non possono conoscere ogni trend o specifica tecnica. Noi curiamo il dietro le quinte. Il rischio maggiore in questo settore è la diffidenza: molti talent hanno avuto brutte esperienze con sedicenti guru della comunicazione prima di trovare una struttura professionale che rispettasse la loro autorevolezza senza snaturarli.

Autenticità, shitstorm e la gestione della polarizzazione

Negli ultimi anni il mondo dell’influencer marketing è profondamente cambiato, lasciando spazio alla creator economy. Oggi quanto conta l’autenticità sui social?

Conta moltissimo e la svolta definitiva è arrivata con l’avvento di TikTok e la diffusione delle storie su Instagram. Prima dominava l’estetica della vita patinata e perfetta. Oggi le persone cercano la realtà. Per i nostri talent la situazione è ancora diversa perché sono quasi tutti giornalisti e non fanno contenuti sponsorizzati. Con loro la chiave è l’attualità: se a mezzanotte mi mandano un video di commento a caldo su una partita di calcio o su un fatto politico, dobbiamo pubblicarlo all’istante. Non esiste un piano programmato quando si cavalca l’onda delle notizie del giorno.

Lavorando anche con esponenti politici vi trovate spesso immersi nella polarizzazione del dibattito. Come si gestisce una shitstorm quando un vostro assistito fa un passo falso?

Esistono regole non scritte, ma la coerenza nel tempo è la migliore difesa. Se un personaggio mantiene una linea chiara da anni, diventa quasi inattaccabile dal suo pubblico di riferimento. Nella comunicazione politica, quando si subisce una sconfitta elettorale pesante, alcuni scelgono di sparire o di chiudere i commenti. Io consiglio sempre di metterci la faccia, ringraziare gli elettori e rilanciare subito l’azione di opposizione. Fortunatamente le tempeste digitali sui social durano raramente più di 24 o 48 ore; poi l’attenzione pubblica si sposta su un nuovo bersaglio. Purtroppo la polarizzazione e l’aggressività di alcuni commenti sono problemi reali che le piattaforme stesse dovrebbero iniziare a moderare con maggiore decisione.

Dal volontariato a YouCreator Agency: la storia di un’impresa giovanile

Tu hai solo 31 anni e YouCreator è una realtà giovane ma già di enorme successo. Quali sono state le tappe fondamentali del tuo percorso?

Tutto è iniziato nel 2016 durante il mio Erasmus a Lisbona, dove ho capito che la comunicazione sarebbe stata la mia strada. Ho iniziato facendo volontariato in politica, offrendomi gratuitamente come gestore dei profili social per alcuni candidati locali durante le campagne elettorali. Consiglio sempre ai giovani di partire così, dimostrando sul campo quanto valgono. Nel 2018, grazie al successo di una campagna che avevo curato, sono stato assunto alla Camera dei Deputati per il gruppo del Movimento 5 Stelle, dove ho lavorato quattro anni. Poi ho scelto di rischiare, rinunciando a quella stabilità per diventare libero professionista. Ho cercato personalmente i miei clienti, proponendo loro progetti di valorizzazione. Con Francesco Repice, ad esempio, vedevo milioni di visualizzazioni pirata delle sue radiocronache su YouTube e gli ho proposto di canalizzare quel seguito pazzesco sui suoi canali ufficiali. Oggi siamo una realtà strutturata che lavora al 100% in remoto, con collaboratori sparsi in tutta Italia e persino in Sud America.