Sara Lucaroni: “Con Trump il potere americano è diventato populismo assoluto e guerra ai migranti”

Foto dell'autore

Redazione

America Go Away: l’analisi di Sara Lucaroni tra slopaganda, dazi e la deriva del trumpismo

L’evoluzione della comunicazione politica contemporanea sta ridefinendo i confini della propaganda tradizionale, introducendo metodologie digitali che fanno leva sull’emotività e sulla disinformazione. Nel contesto geopolitico attuale, le strategie comunicative oltreoceano non si limitano a influenzare l’elettorato locale, ma esportano modelli culturali capaci di condizionare l’intero scenario europeo. La scrittrice e giornalista Sara Lucaroni presenta il suo ultimo saggio, America Go Away, un’opera che analizza criticamente l’impatto globale delle scelte politiche di Trump e la parallela mutazione dei linguaggi multimediali tra intelligenza artificiale e popolarità dei media.

Il trumpismo e la necessità di un’Europa adulta

La gestione del potere federale e la dottrina dell’America first impongono alle istituzioni democratiche continentali una profonda riflessione sulla propria autonomia strategica.

D: Sara, il sottotitolo del tuo saggio parla espressamente della necessità di difendersi dal potere statunitense. Si tratta di una provocazione o il focus è mirato contro una specifica gestione politica?

R: Il libro rappresenta una riflessione focalizzata principalmente sulle dinamiche del secondo mandato di Trump. La tesi di fondo contesta l’ipocrisia storica con cui l’Europa ha accettato per ottant’anni la “patente di occidentali” dagli Stati Uniti, delegando a loro la definizione di modernità e di giustizia. Con l’avvento del trampismo, il potere si è trasformato in populismo assoluto, turbocapitalismo e attacco sistemico alle istituzioni democratiche. La critica, quindi, non è rivolta alla cultura americana a cui siamo legati, ma a una specifica deriva autoritaria che promuove la guerra ai poveri, il respingimento dei migranti e la limitazione dei diritti individuali.

D: C’è stato un avvenimento preciso nella cronaca recente che ha rappresentato la scintilla per la stesura di questo instant book?

R: La spinta emotiva è nata dalla tragica morte di Rene Good e Alex Pretti, due cittadini statunitensi uccisi dalle forze federali dell’ICE mentre manifestavano in difesa dei diritti altrui. La reazione dell’amministrazione di Trump, che ha immediatamente etichettato le vittime come terroristi giustificando l’accaduto, ha evidenziato l’uso di una forza federale come una milizia personale. Da quel momento ho avvertito l’urgenza di ricomporre il mosaico di ciò che stava accadendo, dall’uso della forza in Venezuela fino ai conflitti internazionali, per decodificare un disegno politico che definisce i valori europei di uguaglianza e solidarietà come “valori da sfigati”.

La risposta economica e il contrasto dei valori continentali

L’introduzione di politiche protezionistiche e la pressione sulle spese militari stanno costringendo l’Unione Europea a ridefinire i propri equilibri interni.

D: Di fronte alle ritorsioni economiche e alla pressione sulle spese militari, come sta reagendo il blocco europeo a questa linea d’azione?

R: La presa di coscienza è diventata evidente con la crisi dei dazi. Quando le misure protezionistiche sono state giudicate incostituzionali, l’amministrazione ha cercato di aggirare l’ostacolo penalizzando i paesi con accuse legate allo sfruttamento del lavoro nero. A questo si aggiunge l’imposizione di destinare il 5% del PIL al riarmo, considerando l’Europa come un sistema di paesi parassitari che drenano risorse alla NATO. Questo scenario oppone due modelli inconciliabili: da un lato l’unilateralismo di Trump, basato sulla forza al posto della diplomazia; dall’altro il modello paneuropeo, fondato su un sistema decisionale complesso fatto di pesi, contrappesi e libero mercato.

La slopaganda e la nuova estetica dei social media

La degradazione del dibattito pubblico passa attraverso la produzione seriale di contenuti digitali volti a disumanizzare l’avversario politico e a semplificare la complessità sociale.

D: Nel libro dedichi ampio spazio al ruolo dei media e introduci un concetto mutuato dalla stampa internazionale: la “slopaganda”. Di cosa si tratta nello specifico?

R: Il termine slopaganda unisce la propaganda ai contenuti “slop”, ovvero produzioni low-cost realizzate massicciamente con l’intelligenza artificiale per generare sdegno immediato. Con il secondo mandato, la Casa Bianca ha ridotto l’accesso alle testate tradizionali, preferendo podcaster e attivisti della destra radicale MAGA. La comunicazione di Trump sui canali ufficiali e su Truth Social utilizza un’estetica basata su card provocatorie e video satirici che disumanizzano i migranti o ridicolizzano gli avversari politici. Emblematico fu il caso della pubblicazione di video militarizzati sonorizzati con musiche pop durante i bombardamenti in Iran, ignorando deliberatamente le vittime civili sul campo.

D: Di fronte a questa efficacia comunicativa della destra populista, quale dovrebbe essere la contromossa del mondo progressista secondo l’analisi contenuta nel saggio?

R: Nel libro muovo una critica costruttiva alla sinistra, che spesso si perde nella discussione sterile tra contenuti e leadership. Spiegare la complessità del mondo è un dovere democratico, ma è necessario uno sforzo per adottare un linguaggio che, pur mantenendo la serietà dei contenuti, sia capace di raggiungere direttamente le persone. Non si tratta di imitare l’arroganza comunicativa che caratterizza Trump, ma di comprendere i meccanismi strategici delle piattaforme digitali. Dobbiamo occupare questi spazi digitali per veicolare i valori costitutivi della democrazia, evitando che l’estetica populista rimanga l’unica narrazione accessibile al grande pubblico.