Giacomo Zago: “Oggi i partiti italiani si trovano a dover presidiare sia la televisione che i social”

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Redazione

Partiti italiani e social network: Giacomo Zago analizza l’autenticità e i limiti della comunicazione politica

Lo spazio digitale ha smesso da tempo di essere un semplice canale promozionale sussidiario per trasformarsi nel terreno principale in cui si determinano le fortune elettorali. La transizione dai vecchi formati televisivi alle dinamiche fluide delle piattaforme social impone oggi una revisione radicale delle strategie di propaganda, dove l’algoritmo non premia più la rigidità istituzionale ma la vicinanza emotiva. L’analista digitale Giacomo Zago parla dello studio approfondito sul posizionamento online dei leader e su come si muovono i partiti italiani sui social media nel 2026, valutandone l’efficacia attraverso parametri strutturati come la forza della community, l’originalità e la coerenza del messaggio.

Dal modello Berlusconi all’era dei podcast e dell’autenticità

La storicizzazione della propaganda in Italia mostra un filo conduttore che unisce la rivoluzione televisiva degli anni Novanta alla disintermediazione digitale contemporanea.

D: Giacomo, nel tuo lavoro analizzi dettagliatamente la comunicazione politica digitale. Oggi la battaglia per il consenso si combatte interamente online o la televisione conserva ancora una sua centralità nel nostro Paese?

R: La battaglia è divisa e si rivolge a pubblici diversi. Storicamente, la comunicazione politica nel nostro Paese è stata tracciata da Silvio Berlusconi nel 1994 attraverso la televisione, per poi essere rivoluzionata dal Movimento 5 Stelle con il blog di Beppe Grillo, che ha introdotto il concetto fondamentale di community. Oggi i partiti italiani si trovano a dover presidiare entrambi gli ambienti. In televisione, i ritmi sono scanditi dai conduttori, dai tempi pubblicitari e da un contesto formale rivolto a un elettorato più maturo. Sui social, specialmente nei formati lunghi come i podcast, la parola chiave è diventata l’autenticità: gli utenti cercano contenuti senza tagli per capire la vera natura del leader, rifiutando la finzione del personaggio costruito.

D: Una delle critiche che muovi nei tuoi video riguarda la tendenza del centrosinistra a inseguire i formati comunicativi del centrodestra. In cosa sbaglia l’opposizione?

R: Il centrosinistra copia il linguaggio della destra e lo fa in modo inefficace. Se osserviamo i canali ufficiali, notiamo che molti partiti italiani di area progressista replicano le stesse identiche strutture grafiche e verbali dei loro avversari, basate sull’indignazione, sulla rabbia e sulla parola “vergogna”, semplicemente declinandole sulle proprie tematiche. Questo approccio annulla l’identità visiva e valoriale. Una comunicazione alternativa dovrebbe invece puntare sulla semplificazione del messaggio, concentrandosi su pochissimi punti chiari e utilizzando un registro improntato sulla speranza e sulla coesione sociale, prendendo esempio da modelli decoloniali o da campagne progressiste internazionali di successo.

Le critiche ai leader e i paradossi dei partiti di governo

La personalizzazione estrema della politica ha reso la figura del singolo esponente il fattore determinante per la credibilità dell’intera organizzazione.

D: Nella tua classificazione attribuisci una percentuale altissima all’impatto del leader sulla comunicazione complessiva di una forza politica. Come si riflette questo sui singoli casi attuali?

R: Il leader rappresenta il 70% o l’80% della forza comunicativa totale, un fattore inevitabile in un’epoca caratterizzata da una soglia dell’attenzione ridottissima. Lo vediamo con Giorgia Meloni, che ha saputo unire la retorica tradizionale a un’immagine istituzionale quasi democristiana, spiazzando gli avversari. Al contrario, figure come Carlo Calenda mostrano forti criticità sui social: il posizionamento rigidamente al centro risulta ambiguo in un sistema bipolare, e l’abitudine di parlare costantemente in prima persona, unita a un tono percepito come supponente dall’opinione pubblica, non aiuta a costruire una base solida. Un leader deve saper parlare al plurale per rappresentare una reale comunità.

D: Hai evidenziato anche una gestione anomala della comunicazione da parte delle forze che compongono la maggioranza di governo. Qual è il paradosso?

R: Il paradosso principale risiede nel fatto che, a distanza di quattro anni dall’insediamento del governo, i partiti italiani di centrodestra come Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia continuano ad applicare una strategia comunicativa tipica dell’opposizione, basata sull’attacco continuo alle minoranze parlamentari anziché sulla rivendicazione di grandi riforme strutturali. Questo vuoto di contenuti concreti sta aprendo spazi a formazioni più radicali, come il neonato movimento di Vannacci, che pur essendo disorganizzato vanta una community estremamente attiva e fedele sui social, capace di sottrarre percentuali significative di consenso alla stessa coalizione di governo.

Le prospettive future e il confronto con i team di comunicazione

Il riscontro diretto da parte dei responsabili dei social dimostra l’impatto delle analisi digitali sulle stesse segreterie politiche.

D: Le tue disamine e i tuoi voti online hanno suscitato reazioni dirette da parte dei responsabili della comunicazione dei vari schieramenti. Qual è stato l’impatto?

R: Ho ricevuto riscontri diretti da diverse realtà, tra cui Europa Verde, Michele Boldrin e persino dal responsabile della comunicazione di Fratelli d’Italia, che ha condiviso il mio contenuto. So che alcune segreterie non sono state felici delle mie classificazioni, ma lo scopo di questo lavoro è stimolare un miglioramento strutturale. Ad esempio, nel caso dell’Alleanza Verdi Sinistra, l’efficacia elettorale riscontrata tra i giovani universitari rischia di perdersi nel lungo periodo se non si unificano i team di comunicazione di Europa Verde e Sinistra Italiana, che oggi viaggiano su binari separati. I partiti italiani devono comprendere che il marketing politico non è matematica, ma richiede una costante sperimentazione basata sulla divulgazione scientifica e sulla chiarezza dei contenuti.