Martina Besana: “Non è la modalità giusta seguire tutto quello che dice Trump per capire cosa succede nel mondo”

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Redazione

Trump e il caos geopolitico: perché non dobbiamo credere a tutto ciò che dice

Il primo discorso alla nazione di Donald Trump dallo scoppio della guerra in Iran ha lasciato osservatori e mercati in uno stato di profonda incertezza. Di conseguenza, la strategia della Casa Bianca appare sempre più indecifrabile agli occhi del mondo. Martina Besana, analista di Gospa Consulting, ci aiuta oggi a distinguere tra la strategia comunicativa e le reali mosse strategiche che Washington compie dietro le quinte.

La strategia della confusione mediatica

D: Martina, il Presidente Macron ha accusato Donald Trump di contraddirsi ogni giorno. È solo una questione di stile o c’è una strategia precisa?

R: Macron ha colto nel segno, ma questa rappresenta la tecnica consolidata di Trump per creare confusione. Egli desidera rimanere costantemente al centro dell’attenzione mediatica. Infatti, nel suo ultimo discorso ha detto tutto e il contrario di tutto, senza offrire messaggi chiari sugli obiettivi della guerra. Per chi vuole capire davvero la geopolitica, seguire pedissequamente ogni sua dichiarazione risulta quasi controproducente. Questo metodo aiuta solo i trader che speculano sulla volatilità, ma non chi cerca di comprendere i reali equilibri mondiali.

D: Parlando di economia interna, quanto pesano le prossime elezioni di Midterm sulle decisioni belliche della Casa Bianca?

R: Queste elezioni pesano moltissimo sulle scelte del Presidente. Gli americani votano guardando il prezzo del gallone di benzina, che in Arizona e Florida ha già toccato i 6 dollari. L’inflazione costituisce il vero nemico di questa amministrazione. È probabile che Trump non volesse questa guerra, poiché il blocco dello Stretto di Hormuz fa schizzare i prezzi alle stelle. Tuttavia, egli si trova in balia di interessi forti: da un lato il movimento MAGA e le pressioni israeliane, dall’altro apparati come la CIA che osservano con ossessione la sfida con la Cina.

Il ruolo di Israele e il fattore energetico

D: Hai menzionato Israele. Gli obiettivi di Tel Aviv e Washington coincidono in questo conflitto?

R: Non del tutto, poiché le due nazioni giocano partite differenti. Israele punta a un indebolimento radicale dell’Iran per eliminare definitivamente la minaccia nucleare. Al contrario, gli Stati Uniti perseguono una strategia più ampia e complessa. Un dettaglio fondamentale riguarda l’isola di Kharg: gli americani non l’hanno colpita, nonostante da lì passi il 90% dell’export petrolifero iraniano verso Pechino. Questo suggerisce che Trump e il suo entourage mantengano un canale di dialogo sotterraneo con la Cina per evitare un danno economico intollerabile per Pechino.

Il futuro della nato e l’asse europeo

D: Si è parlato molto di una possibile uscita degli Stati Uniti dalla NATO. È uno scenario reale?

R: Anche se gli USA uscissero formalmente dall’alleanza, cambierebbe molto poco nella sostanza. Washington plasma già la NATO a propria immagine e somiglianza. Tuttavia, l’alleanza serve agli americani per tenere sotto controllo l’Europa, specialmente la Germania. In realtà, appare più probabile che i paesi europei stessi vogliano recidere il legame. In Germania, il malessere per la crisi industriale e il sabotaggio del Nord Stream alimentano partiti come AfD. Questi movimenti vedono negli americani i responsabili diretti del proprio impoverimento economico.

D: In questo scenario di “guerra infinita”, qual è il vero obiettivo strategico degli Stati Uniti?

R: Gli Stati Uniti hanno bisogno che questi conflitti finiscano in fretta per non esaurire le proprie forze. Attualmente Washington sperpera munizioni e risorse preziose in Medio Oriente e Ucraina. Tuttavia, il loro unico vero obiettivo strategico dovrebbe rimanere l’Indo-Pacifico e il contenimento della Cina. Trump cerca di “arrangiarsi” in una situazione di caos che lui stesso ha contribuito a creare. Malgrado ciò, la pressione demografica e il peso della burocrazia americana rendono difficile mantenere il controllo su troppi fronti contemporaneamente.