Loretta Napoleoni: “Gli italiani si sono stufati del mainstream che fabbrica notizie su Trump e cercano la verità altrove”

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Redazione

Trump tra due fuochi: la crisi del consenso e l’ombra degli Epstein files

L’amministrazione guidata da Donald Trump affronta una crisi senza precedenti in un momento di estrema tensione internazionale. Diversi fattori rendono lo scenario americano frammentato: dall’impennata del prezzo della benzina allo stallo diplomatico con l’Iran, fino alle accuse di tradimento verso la base elettorale. L’economista e giornalista Loretta Napoleoni, in collegamento da San Diego, analizza le crepe nel movimento MAGA. Ella spiega le dinamiche che stanno isolando Washington e Tel Aviv dal resto del mondo.

D: Loretta, dal tuo osservatorio negli Stati Uniti, come percepiscono gli americani Donald Trump dopo le recenti scelte di politica estera?

R: Osservo un calo di popolarità evidente. Il prezzo della benzina, che in California ha raggiunto cifre record, colpisce quotidianamente l’americano medio e scatena forti tensioni sociali. Tuttavia, il vero punto di rottura riguarda una promessa tradita: Trump aveva garantito che non avrebbe iniziato nuove guerre. L’intervento al fianco di Israele contro l’Iran ha quindi spaccato il movimento MAGA. Figure di spicco come Tucker Carlson hanno criticato pubblicamente la decisione di sostenere Netanyahu a Gaza, segnando una distanza netta dalla Casa Bianca.

D: Hai parlato di un fallimento diplomatico dell’Occidente nei confronti dell’Iran. Cosa è andato storto secondo te?

R: Considero il fallimento totale. L’accordo del 2015 rappresentava una grande opportunità di apertura e liberalizzazione. Tuttavia, dopo il blocco dei Repubblicani al Congresso, Trump ha azzerato tutto uscendo dai trattati di non proliferazione. Gli iraniani hanno reagito arricchendo l’uranio, pur mantenendo le ispezioni internazionali. Biden non ha fatto nulla per rimediare a questa situazione. Oggi ci troviamo in un vicolo cieco dove Washington ha ampiamente sottovalutato la forza militare iraniana.

D: C’è chi ipotizza che l’escalation militare serva a distrarre l’opinione pubblica dagli “Epstein files”. Cosa ne pensi?

R: Questa voce circola insistentemente tra la popolazione. Il Presidente aveva promesso di rendere pubblici tutti i file relativi a Jeffrey Epstein, ma finora non ha mantenuto la parola. Di conseguenza, i cittadini sospettano che quei documenti contengano materiale compromettente proprio per Trump. Molti vedono nella guerra una “mossa di distrazione” per evitare che l’attenzione si concentri su quei segreti. Sebbene io fatichi a credere a un’ipotesi così atroce, il sospetto danneggia pesantemente l’immagine dell’amministrazione.

D: Gli Stati Uniti rischiano davvero l’isolamento internazionale in questo scenario?

R: In un certo senso, gli Stati Uniti vivono già una condizione di isolamento. A differenza di Israele, dove Netanyahu mantiene una presa ferrea, l’America può cambiare rotta ogni quattro anni. Tuttavia, l’attuale gestione ha accumulato gravi errori strategici. Ad esempio, i vertici non hanno considerato l’importanza economica dello Stretto di Hormuz. Inoltre, Trump ha riempito il Pentagono di “Yes Men” che non osano contraddirlo. Questo provincialismo dell’America profonda rende il Paese meno influente e decisamente più vulnerabile.

D: Quali sono le prospettive per le elezioni di metà mandato in questo clima di shutdown e proteste?

R: Se i cittadini votassero oggi, Trump perderebbe la sfida elettorale. Oltre alla politica estera, gravi problemi interni affliggono il Paese. La Homeland Security non possiede i fondi per pagare il personale e il caos regna negli aeroporti. Il Presidente ha proposto di inviare gli agenti dell’ICE per i controlli, ma questa mossa ha scatenato rivolte tra i viaggiatori. Gli americani provano frustrazione per una gestione che appare sempre più confusionaria e guidata esclusivamente dalla morale personale del leader.