Lercio, quando la satira diventa notizia: dall’idea al successo inaspettato
Lercio non rappresenta solo un sito di notizie false. Al contrario, si tratta di un fenomeno involontario di satira che influenza profondamente il linguaggio comune e l’agenda mediatica. Stefano Pisani, membro della redazione, racconta come un esperimento nato per gioco sia diventato un punto di riferimento nell’era della disinformazione. Attraverso questa riflessione, egli analizza l’abbassamento dell’attenzione del pubblico e la crescente polarizzazione della società moderna.
D: Com’è nato il progetto Lercio e qual è stata la prima notizia virale?
R: Tutto è iniziato tra il 2012 e il 2013 per puro divertimento. Un informatico della nostra redazione odiava una nota testata sensazionalistica e decise quindi di crearne una parodia. Chiamammo il sito Lercio e iniziammo a scriverci contenuti per svago. Tuttavia, la popolarità arrivò in maniera assolutamente casuale. Infatti, le persone iniziarono a condividere i titoli credendoli veri. La prima notizia che ottenne un successo enorme fu quella su un presunto errore nel sistema operativo di Radio Maria, che avrebbe trasmesso i Megadeth. Il direttore della radio dovette smentire ufficialmente il fatto e questo evento ci regalò una popolarità improvvisa.
D: Come vi distinguete dalle “fake news” e dalle bufale?
R: Noi teniamo moltissimo a questa distinzione. Infatti, non creiamo bufale, ma realizziamo fiction della notizia per fini puramente satirici. Il nostro motto recita: diciamo delle bugie per dire la verità. In sintesi, usiamo la satira per mascherare un messaggio preciso e per commentare l’attualità. Rappresentiamo in Italia un genere diffuso nel mondo, come accade con The Onion negli Stati Uniti. Chi produce fake news lo fa per dolo e non punta a far ridere. Di conseguenza, queste persone creano solo confusione e danneggiano indirettamente la qualità del nostro lavoro.
D: Avete notato un cambiamento nel pubblico e un abbassamento della sua “attenzione” nell’ultimo decennio?
R: Sì, dal nostro osservatorio notiamo una chiara disaffezione alla lettura. Sebbene noi scriviamo articoli lunghi, la gente purtroppo non li legge quasi mai. Molti utenti pensano addirittura che produciamo solo titoli. Quando il contenuto diventa un po’ più impegnativo, le persone rinunciano subito all’approfondimento. Questo fenomeno si lega alla polarizzazione crescente. Una volta il “tifo sfegatato” riguardava solo la politica. Oggi, invece, una battuta su una cantante come Emma Marrone genera shitstorm di fan agguerriti. Questi utenti si sentono autorizzati a difendere il proprio beniamino, dimostrando una forte intolleranza verso l’umorismo.
D: La politica è cambiata: leader come Trump rendono il vostro lavoro più difficile?
R: Certamente, questo rappresenta un problema serio per chiunque faccia satira. La politica offre sempre ottimi spunti, ma i personaggi attuali superano spesso la nostra capacità di presa in giro. Infatti, le loro uscite pubbliche risultano già paradossali di per sé. Quando la politica diventa la caricatura di sé stessa, troviamo difficile inventare un titolo che vada oltre la realtà. Inoltre, il fatto che la gente non approfondisca peggiora la situazione. Lo slogan del politico rimane impresso nella testa delle persone, anche quando si tratta di una palese stupidaggine.
D: Come funziona il workflow quotidiano della redazione di Lercio?
R: La nostra redazione comprende circa 20 persone. Ogni giorno i collaboratori propongono dei titoli che sottoponiamo a due filtri rigorosi di selezione e votazione. Questo processo garantisce la nostra qualità, anche se ci rende meno immediati sull’attualità strettissima. Infatti, l’elaborazione richiede tempo e un impegno laborioso. Il nostro obiettivo principale rimane sempre la qualità del pezzo finito.
D: C’è mai stato qualcuno dei diretti interessati che vi ha contattato o si è risentito?
R: Sì, abbiamo ricevuto complimenti sinceri da personaggi come Fiorello e Cannavacciuolo. Persino un tennista ha messo un like a una nostra “ultim’ora”. D’altro canto, abbiamo rischiato due o tre denunce, che però si sono concluse con un nulla di fatto grazie alla libertà di satira. Altri personaggi, come Massimo Boldi, inizialmente condividevano i nostri post per poi bloccarci improvvisamente. Probabilmente hanno capito il senso delle battute solo in un secondo momento.