La comunicazione di Atreju e FdI: dal podcast ai contenuti social
Marco Gaetani, voce di Radio Atreju e membro del dipartimento comunicazione di Fratelli d’Italia, racconta i retroscena della comunicazione politica del partito, guidata da una forte spinta alla multimedialità e all’innovazione. Dal podcast all’uso dell’Intelligenza Artificiale per i post social, Atreju si pone come un laboratorio per veicolare messaggi politici e coinvolgere i più giovani.
D: Come è nato il progetto Radio Atreju e qual è il suo obiettivo comunicativo?
R: Il progetto è nato da un’idea del dipartimento comunicazione di Fratelli d’Italia (FDI) per innovare la comunicazione politica, rendendo i messaggi e le battaglie del partito più fruibili e divertenti, in particolar modo quelle veicolate da Atreju. Prima il canale sponsorizzava solo l’evento, ma da quando FdI è al governo, Atreju è diventato un veicolo per tutti i contenuti più giovanili, irriverenti (meme, AI), e per aprirsi al confronto con mondi diversi.
D: Qual è il segreto della comunicazione di Fratelli d’Italia e di Atreju e perché sta facendo scuola in Italia?
R: Credo che il segreto sia un mix di competenza tecnica e sensibilità politica. La nostra squadra è composta da tecnici che vengono dalla militanza, con la volontà di innovare. Lo si vede quando lanciamo format divertenti (come i contenuti su Black Friday o Halloween) e subito dopo veniamo seguiti a ruota da altri partiti. Un altro punto di forza è l’autenticità del nostro leader, Giorgia Meloni. Per Atreju, il riscontro è che il podcast è efficace per fidelizzare la base e, soprattutto, parlare a un pubblico giovane (liceali e universitari).
D: Il podcast permette l’approfondimento, ma i canali social di Atreju usano spesso un tono ironico e provocatorio. C’è il rischio di banalizzare troppo il messaggio politico?
R: Io personalmente lo vivo con un po’ di disagio perché sono abituato ad approfondire. Ma questo è il limite e l’opportunità della comunicazione politica odierna: bisogna semplificare concetti complessi per farsi capire da un grande pubblico. Ironia e provocazione servono a generare engagement e a fomentare l’elettorato. Però, dove il contenuto non si può approfondire nella grafica, lo facciamo nel copy (la didascalia). Noi cerchiamo sempre di smontare il contenuto dell’avversario, non la sua figura.
D: Siete riusciti ad aprire il confronto con personaggi culturalmente distanti, come l’intervista ad Anna Paola Concia o a Gianfranco Fini. Quali sono i criteri per la scelta degli ospiti?
R: I criteri sono due. Il primo è legato al personaggio in sé: deve avere una storia interessante da raccontare. Il secondo è l’attualità: se un personaggio è pertinente con un tema caldo del dibattito, viene invitato. Ad esempio, il ministro Carlo Nordio è venuto a parlare della riforma della giustizia proprio mentre era in votazione. Questo ci permette di attualizzare anche le storie più datate, come quella di Gianfranco Fini, parlando del passato per comprendere il presente.
D: Come integrate l’Intelligenza Artificiale nel lavoro di Atreju?
R: Atreju è un laboratorio in cui l’AI viene integrata sempre più. Dietro le quinte, usiamo strumenti come Chat GPT per riassumere dossier complessi (come la Legge di Bilancio) in modo digeribile per il pubblico, verificando sempre la precisione dei numeri. Visibilmente, l’AI è usata soprattutto nella grafica per rappresentare concetti complessi in modo efficace, ad esempio con vignette che creano contrapposizione senza problemi di copyright.
D: Come è strutturato il coordinamento tra la comunicazione di Fratelli d’Italia, Atreju e lo staff di Giorgia Meloni?
R: Esistono due strutture principali: l’ufficio comunicazione che segue Giorgia Meloni e la struttura che segue Fratelli d’Italia/Atreju. Queste due strutture sono in costante coordinamento. C’è un ufficio stampa che gestisce i media e una squadra social. Io mi occupo della comunicazione politica e meno istituzionale.