Referendum giustizia: la posizione della Lega
A ridosso del voto del 22 e 23 marzo, la campagna elettorale si chiude in un clima di profonda commozione per il mondo leghista, segnato dalla scomparsa del fondatore Umberto Bossi. Matteo Mauri, coordinatore di Lega Giovani Lombardia, traccia un parallelo tra le storiche battaglie di libertà del “Senatùr” e l’attuale sfida del referendum giustizia, presentata come un punto di partenza imprescindibile per modernizzare il Paese e restituire centralità al merito.
D: Matteo, iniziamo dalla posizione ufficiale. Perché la Lega Giovani sostiene con convinzione il “Sì” a questo referendum giustizia?
R: Siamo per il “Sì” perché vogliamo offrire ai cittadini una giustizia più efficiente, moderna e, soprattutto, celere. La separazione delle carriere tra chi giudica e chi accusa è fondamentale: il giudice deve essere un soggetto terzo e imparziale. Quando siamo passati al modello accusatorio, la giurisprudenza ha chiarito l’importanza di questa distinzione. Non è una riforma punitiva, ma un modo per garantire che un processo non duri svariati anni, diventando un freno anche per l’economia e gli investimenti esteri.
D: Molti oppositori sostengono che questa riforma serva solo alla politica per controllare i giudici. Come rispondi a questa critica?
R: Chiedo a chi sostiene il “No” di indicarmi esattamente quale articolo permetterebbe questo controllo. La realtà è opposta: oggi i membri togati del CSM rispondono spesso alle correnti interne. Con il referendum giustizia, introduciamo il sorteggio per i membri togati, rompendo proprio quel legame tra correnti e potere. La componente laica continuerà a essere eletta dal Parlamento con criteri di condivisione ampi. Dove sarebbe il maggior controllo? È una riforma che toglie potere ai segretari di partito e lo restituisce alla legge.
D: Si parla di costi elevati per la creazione di due CSM e dell’Alta Corte. Non è uno sperpero di denaro pubblico?
R: In democrazia, i costi per garantire la giustizia non sono mai sprechi, ma investimenti. Un sistema giudiziario lento costa miliardi al nostro sistema economico. Se avere due organi distinti ci permette di avere processi più trasparenti e veloci, il beneficio per il Paese sarà infinitamente superiore alla spesa di gestione. Preferisco investire in una giustizia sana piuttosto che continuare con un sistema che scoraggia chi vuole fare impresa in Italia.
D: La campagna per il referendum giustizia è stata caratterizzata da toni molto accesi. Cosa ti ha dato più fastidio di questo scontro?
R: Mi ha deluso vedere magistrati di grande calibro, che stimavo per il loro impegno antimafia, scendere nel campo della propaganda becera. Sentir dire che chi vota “Sì” è un “mafioso” o un “massone” è un insulto all’intelligenza dei cittadini. Questo circo mediatico allontana i giovani dalla politica. Noi abbiamo cercato di restare nel merito, spiegando ai gazzebi che questa riforma serve a dare serenità ai giudici, affinché decidano in base alla legge e non secondo logiche di appartenenza correntizia.
D: Un’ultima battuta: se dovesse vincere il “No”, la tenuta del governo sarebbe a rischio?
R: No, Giorgia Meloni è stata chiara: il governo andrà avanti perché il programma è vasto e include l’autonomia e il premierato. Tuttavia, il voto del 22 e 23 marzo resta un momento di democrazia fondamentale. Come Lega Giovani, abbiamo lavorato sul territorio per spiegare che il referendum giustizia è un’occasione storica. Votare “Sì” significa scegliere il futuro e una magistratura finalmente non politicizzata.