Fiorenza Ceniccola: “Un atto di civiltà per un giudice davvero terzo: votiamo Sì al referendum giustizia”

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Redazione

Referendum giustizia: la posizione di Forza Italia Giovani

A pochi giorni dal voto del 22 e 23 marzo, il dibattito sul referendum giustizia entra nella sua fase decisiva. Senza l’obbligo del quorum, ogni preferenza espressa nelle urne avrà un peso determinante per il futuro dell’ordinamento giudiziario italiano. Fiorenza Ceniccola, esponente di Forza Italia Giovani e giurista, spiega le ragioni del “Sì”.

D: Fiorenza, Forza Italia ha fatto della giustizia una bandiera storica. Qual è l’obiettivo principale di questa consultazione?

R: La nostra posizione è chiara: siamo schierati per il “Sì” perché questa non è una riforma ideologica, ma di sistema. Il referendum giustizia punta a riorganizzare l’assetto della magistratura per garantire la reale terzietà del giudice. Non vogliamo colpire nessuno, ma dare attuazione all’articolo 111 della Costituzione, che prevede un processo celebrato davanti a un giudice terzo e imparziale, equidistante tra accusa e difesa.

D: Molti critici sostengono che separare le carriere sia un attacco all’indipendenza della magistratura. Come rispondi?

R: È esattamente l’opposto. Oggi pubblico ministero e giudice condividono lo stesso percorso professionale, le stesse valutazioni e lo stesso organo di governo. Questa vicinanza strutturale crea una “contiguità culturale” che può indebolire la percezione di imparzialità. Separare le carriere significa liberare il giudice da ogni vincolo, anche solo potenziale, verso l’accusa. È una garanzia per il cittadino, che ha il diritto di essere giudicato da chi non ha interessi o percorsi comuni con chi lo accusa.

D: C’è chi teme che, con la vittoria del “Sì”, il Pubblico Ministero finisca sotto il controllo del governo. È un rischio reale?

R: Questa è una delle grandi mistificazioni della campagna per il “No”. L’autonomia e l’indipendenza della magistratura sono blindate dagli articoli 101, 104 e 107 della Costituzione, che la riforma non tocca minimamente. Il PM resterà indipendente da ogni altro potere. Chi agita lo spauracchio della sottomissione all’esecutivo lo fa citando rischi immaginari di riforme future, non il testo attuale del referendum giustizia. In Italia non avremo mai il modello gerarchico di altri paesi perché la nostra Carta non lo permette.

D: La riforma prevede anche lo sdoppiamento del CSM. Cosa cambierà nella gestione dei magistrati?

R: Avremo due Consigli Superiori della Magistratura distinti: uno per i giudicanti e uno per i requirenti. Questo eviterà che una funzione influenzi la carriera dell’altra. La composizione rimarrà mista, con membri togati e laici, proprio per mantenere l’equilibrio voluto dai padri costituenti. Inoltre, il Presidente della Repubblica presiederà entrambi gli organi: dove sarebbe, dunque, l’allarme per la democrazia? È solo una gestione più chiara e trasparente dello status professionale dei magistrati.

D: Da giovane esponente di Forza Italia, come vivi il clima acceso di questa campagna referendaria?

R: Mi rammarica vedere come si cerchi di politicizzare il voto per colpire il governo Meloni. Questo referendum giustizia non serve a mandare a casa nessuno, ma a migliorare il Paese. Come forza moderata, noi di Forza Italia cerchiamo di mantenere il dibattito sul piano tecnico e costituzionale. È sconcertante vedere l’Associazione Nazionale Magistrati agire come un player politico, stravolgendo a volte il contenuto del testo per spaventare l’opinione pubblica.

D: Qual è il tuo appello finale agli elettori per le giornate di domenica e lunedì?

R: Andate a votare con consapevolezza. Non lasciatevi ingannare dai toni esasperati o dalle battaglie di partito. Questa è una sfida di civiltà per allineare l’Italia alle grandi democrazie occidentali. Votare “Sì” al referendum giustizia significa scegliere un processo più giusto e un sistema dove il cittadino è realmente al centro, protetto da un giudice finalmente libero e indipendente da ogni logica di carriera comune con l’accusa.