Nicolò Marchetto: “Al 95% chi sceglie il rientro con Pietrotorna lo fa per gli affetti familiari”

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Redazione

Il rientro dei cervelli in fuga: l’analisi del mercato del lavoro con Pietrotorna

Il fenomeno della diaspora dei giovani talenti italiani verso l’estero e le dinamiche legate al loro potenziale rientro in patria sono al centro di una profonda riflessione economica e sociale. Nicolò Marchetto, co-founder di Pietrotorna, parla della piattaforma nata per fare da ponte tra i professionisti italiani che lavorano all’estero e le aziende del territorio nazionale.

Le opportunità nascoste nel mercato italiano e il fattore affettivo

Il rientro in Italia non è solo una scelta professionale, ma un delicato bilanciamento tra ambizioni di carriera e legami personali.

D: Esistono davvero opportunità lavorative concrete in Italia per chi ha maturato un’esperienza internazionale, o la narrazione comune rispecchia una realtà del tutto negativa?

R: Le opportunità in Italia esistono e sono in forte crescita, specialmente negli ultimi due o tre anni, ma spesso manca la visibilità a causa di feed social e algoritmi tarati sull’estero. Settori come il tech, le startup e le scaleup mostrano un grande fermento, complici investimenti importanti e l’avvento dell’intelligenza artificiale. Molte aziende hanno un reale bisogno di competenze avanzate che spesso si trovano più facilmente oltreconfine. Con la piattaforma Pietrotorna cerchiamo di scardinare lo stereotipo secondo cui in Italia non stia succedendo nulla dal punto di vista dell’innovazione imprenditoriale.

D: Quali sono i fattori principali che spingono un professionista a considerare il rientro in patria?

R: Dai dati raccolti tramite gli iscritti a Pietrotorna, emerge che per il 95% delle persone il fattore trainante non è strettamente il lavoro. La stabilità occupazionale è una casella fondamentale da sistemare per rendere possibile il trasferimento, ma la vera spinta è di natura emotiva e affettiva: il desiderio di ricongiungersi con la famiglia, di far crescere i figli nei luoghi della propria infanzia o di ritrovare una specifica dimensione sociale. La famiglia e il welfare relazionale rappresentano il vero magnete per chi decide di tornare.

I limiti del sistema e il ruolo delle regioni nell’accoglienza

L’assenza di percorsi istituzionali fluidi evidenzia la necessità di colmare un vuoto strutturale e attrattivo.

D: La necessità di una piattaforma privata come Pietrotorna evidenzia un limite o una mancanza da parte delle istituzioni e della politica italiana?

R: Certamente sì. Se il processo di rientro fosse lineare e privo di ostacoli, una realtà come Pietrotorna non avrebbe motivo di esistere. Il saldo migratorio è ancora negativo: le persone che lasciano l’Italia superano di gran lunga quelle che ritornano. Inoltre, il Paese fatica ad attrarre profili stranieri. Uno studio della Fondazione Nordest ha calcolato che per ogni otto italiani che emigrano verso mercati competitivi, solo un cittadino proveniente da quegli stessi Stati si trasferisce in Italia. Il vero problema non è solo la partenza dei giovani, ma l’incapacità del sistema di generare un ricambio internazionale.

D: In questo scenario complesso, come si stanno muovendo i singoli territori e le amministrazioni regionali per favorire il rientro?

R: Alcune regioni e città stanno iniziando a comprendere l’importanza strategica della demografia e del capitale umano. Di recente, alcune istituzioni locali hanno avviato collaborazioni con Pietrotorna per promuovere le proprie iniziative di accoglienza, che includono anche agevolazioni sul piano immobiliare per i primi mesi del rientro. I territori capaci di posizionarsi in anticipo, offrendo non solo incentivi economici temporanei o bonus, ma ecosistemi frizzanti, spazi di coworking e servizi efficienti, avranno un vantaggio competitivo enorme rispetto a chi dovrà rincorrere il trend.

La trasformazione delle risorse umane e la gestione dei colloqui a distanza

L’integrazione di profili internazionali richiede un cambiamento nello storytelling e nelle metodologie di selezione aziendali.

D: Quali sono le principali lacune che i reparti delle risorse umane delle aziende italiane mostrano nel reclutamento di profili esteri?

R: Spesso le funzioni HR, specialmente nelle imprese più tradizionali, sono sbilanciate sulla gestione burocratica e amministrativa, venendo considerate un mero centro di costo. Manca un investimento sistematico nello storytelling aziendale. Comunicare in modo autentico la propria identità e il proprio pacchetto di welfare consente ai candidati di comprendere subito il contesto operativo. Un professionista che sceglie di rientrare tramite Pietrotorna compie un passo di vita importante e spesso accetta anche un compromesso economico pur di ottenere una qualità quotidiana differente; questo genera una forte fidelizzazione che l’azienda dovrebbe valorizzare.

D: Come viene gestita la distanza geografica durante la fase di selezione e l’inserimento operativo della risorsa?

R: I processi di selezione interamente online e i colloqui da remoto sono ormai una prassi consolidata, accelerata dai cambiamenti post-Covid. Alcune aziende prevedono un ultimo passaggio conoscitivo in sede, ma l’operatività a distanza non rappresenta più un blocco. La sfida principale per l’azienda è saper integrare culture lavorative diverse e comprendere che un profilo internazionale porta valore proprio in virtù delle metodologie apprese all’estero. L’obiettivo a lungo termine di Pietrotorna per i prossimi dieci anni è normalizzare il rientro dei talenti e trasformare il mercato italiano in un ecosistema aperto, capace di attrarre non solo i connazionali, ma anche professionisti europei e globali.