Il primo libro della collana “Fuori dalla norma”
Il panorama della tecnologia e del diritto si arricchisce di un nuovo strumento. È uscito “AI Legal Kit. Appunti di strategia legale per professionisti del digitale che usano l’intelligenza artificiale“, il libro scritto dall’avvocato Alessandro Vercellotti e dalla sua socia Brunella Martino. Il celebre Avvocato del digitale, reduce da un lungo lavoro di ricerca e aggiornamento, ha raccontato il progetto ai microfoni di Newzgen. Nell’intervista l’autore ha analizzato la nascita del volume, una guida pratica pensata per chi affronta le sfide legali poste dall’intelligenza artificiale, approfondendo i temi della privacy, del copyright e i retroscena del mondo editoriale.
La responsabilità dell’utente e la scelta degli strumenti
Molti utenti pensano di poter usare i nuovi software per ottenere consulenze legali gratuite. “AI Legal Kit” nasce come risposta a queste facilonerie?
Questa è una risposta pratica. Lo strumento in studio lo usiamo anche noi tutti i giorni, ma un discorso è governare la tecnologia e l’altro è farsi condurre. Se andiamo a leggere le scritte in piccolo, la responsabilità finale dell’uso è sempre tua: se la consulenza è buona bene, ma se dice cose sbagliate il problema te lo porti a casa. Il libro, che conta 480 pagine, vuole essere un supporto immediato. Quando siamo partiti due anni fa eravamo a 250 pagine, ma l’intelligenza artificiale viaggia velocissima e abbiamo dovuto aggiungere capitoli per arrivare alla versione attuale. L’obiettivo è dare regole chiare per controllare i contratti, valutare i pericoli e gestire correttamente i dati.
Nel libro parlate anche di costi nascosti e software stranieri. Quali sono i modelli più tutelanti sul piano legale?
Per me Claude, come modello generalista, attualmente è il migliore se viene addestrato con progetti ben organizzati e una quantità di materiale sufficiente. Molti professionisti oggi spendono cifre importanti in token e, per risparmiare, si dirigono verso le soluzioni cinesi che costano meno a livello economico. Tuttavia, se parliamo di tutela dei dati personali, di privacy e di rispetto del GDPR, queste ultime non sono assolutamente utilizzabili. Il risparmio economico iniziale si rischia di pagarlo successivamente in sanzioni, quindi non è affatto un buon affare.
I retroscena editoriali e la tutela del know-how
Avete scelto di pubblicare il libro su Amazon rifiutando una casa editrice tradizionale. Cosa vi ha spinto a questa decisione?
L’idea iniziale era proprio quella di collaborare con una casa editrice, eravamo arrivati al contratto ma non abbaimo firmato proprio a causa delle clausole legate all’intelligenza artificiale. Tra i punti scritti era stabilito che avrebbero addestrato il loro modello interno con tutto l’output e il mio know-how. Lì mi sono fermato. I contratti di editoria tradizionali durano in media tra i 5 e i 10 anni, periodo in cui l’opera non è più tua, e spesso non ti permettono una strategia di aggiornamento costante. Scegliendo il self-publishing possiamo aggiornare il testo anche ogni mese. Se avessimo lasciato i testi in mano al sistema editoriale classico, avremmo perso il controllo sulla nostra esperienza professionale a fronte di royalty minime.
Un testo che tratta di tecnologie digitali non rischia di invecchiare precocemente nel giro di poche settimane?
Questo rischio esiste ed è il secondo motivo per cui abbiamo scelto la strada della pubblicazione flessibile. Il mercato si evolve in modo così rapido che una funzione rilevante pochi mesi prima diventa totalmente inutilizzata poco tempo dopo. Questo libro deve funzionare come un’applicazione per smartphone, che necessita di un aggiornamento continuo per rimanere efficace. All’interno del volume abbiamo inserito anche i contributi di esperti verticali come Raffaele Gaito per la prefazione, Luca Mastella per la parte legata al business e alla formazione, Valentina Peracchi per evitare l’omologazione dei contenuti nei social media e Mario Moroni per l’ambito della divulgazione mainstream.
Lo sviluppo della collana e l’impatto sul futuro professionale
Questo manuale è pensato anche per l’ingresso nel mondo universitario o si rivolge esclusivamente ai professionisti?
Se penso a uno studente universitario che si occupa di scienze della comunicazione o di marketing, questo testo rappresenta uno strumento essenziale da inserire nella cassetta degli attrezzi. Non significa diventare un avvocato, ma trasformarsi in un professionista consapevole che sa che in un contratto ci sarà una clausola legata all’uso dei dati o che conosce il principio di trasparenza, l’obbligo cioè di dichiarare se un contenuto è stato generato tramite intelligenza artificiale. Evitare queste violazioni, come l’uso non dichiarato di immagini sintetiche sui giornali nazionali, permette di svolgere un lavoro decisamente più performante.
“AI Legal Kit” apre ufficialmente una collana intitolata “Fuori dalla Norma”. Quali sono i prossimi titoli in cantiere?
Abbiamo già un secondo libro in cantiere dedicato interamente alla creator economy, agli influencer e alla comunicazione sui social. Anche in questo caso abbiamo vissuto un piccolo trauma: avevamo scritto circa due terzi del testo quando l’Agcom ha pubblicato le nuove linee guida che hanno stravolto il mercato, costringendoci a buttare via metà del lavoro per ristudiare le norme. A livello emotivo e umano non è facile comunicare al team di editing e di grafica che bisogna ripartire da capo, ma questo è l’unico modo per offrire un prodotto che risponda perfettamente alle regole vigenti.