Mateapp: come trovare il coinquilino perfetto ed evitare quelli da incubo
Cercare casa da fuorisede è un’impresa, ma trovare la persona giusta con cui condividerla è spesso una scommessa al buio. Per rispondere ai traumi da convivenza errata, Mattia, Giada e Michele hanno lanciato Mateapp, una piattaforma che ribalta il paradigma immobiliare: non si cerca prima l’appartamento, ma la compatibilità umana. Nata dall’esasperazione di Giada per una coinquilina difficile, questa realtà sta crescendo rapidamente tra Milano, Torino e Bologna, puntando a diventare il filtro definitivo contro il caos nelle case condivise.
D: Ragazzi, molti di noi sono cresciuti ridendo della pagina “Il Coinquilino di Merda”. Mateapp nasce proprio come risposta a quegli episodi dissacranti?
R: Assolutamente. Il nostro obiettivo è far sì che quei post diminuiscano drasticamente. Siamo stati tutti studenti fuori sede e abbiamo vissuto sulla nostra pelle convivenze pessime. Mateapp è nata da una necessità concreta: Giada era disperata per la situazione in casa e abbiamo capito che mancava uno strumento per trovare persone compatibili prima di firmare un contratto. Più cresciamo noi, meno materiale avranno i nostri “competitor” ironici sui social.
D: Come funziona tecnicamente il vostro algoritmo e cosa deve fare un utente appena approda sulla piattaforma?
R: La logica di Mateapp è “find to live with, not just to share”. Dopo la registrazione, l’utente non vede subito le case, ma deve rispondere a un questionario dettagliato. Indaghiamo sulle abitudini: come gestisci le pulizie? Ti piace fare feste o sei riservato? Preferisci coinquilini che lavorano in smart working o fuori casa? L’algoritmo incrocia queste risposte e propone i profili più affini. Solo dopo aver trovato il match umano, si passa alla sezione delle case disponibili per il gruppo che si è formato.
D: Avete sviluppato tutto in autonomia, usando anche l’intelligenza artificiale per abbattere i costi di programmazione. Che ruolo ha avuto la tecnologia?
R: Fondamentale. Veniamo da background economici e finanziari, quindi inizialmente eravamo in alto mare. Mattia ha deciso di imparare a programmare da solo: abbiamo dialogato costantemente con le AI per capire come strutturare i match o come piattaforme tipo Tinder gestissero i flussi. Mentre le società di software ci chiedevano centinaia di migliaia di euro, noi con meno di 500 euro abbiamo messo in piedi tre siti e l’applicazione di Mateapp che sarà disponibile sugli store entro fine mese.
D: Oltre agli utenti singoli, state guardando anche al mercato dei proprietari e delle università?
R: Sì, il business si concentra molto sui proprietari. Offriamo loro “pacchetti” di inquilini già pronti e compatibili, riducendo il rischio di morosità o liti condominiali. Inoltre, collaboriamo con le università per le loro residenze. Spesso le camere vengono assegnate a caso, creando tensioni che rovinano l’esperienza accademica. Mateapp può intervenire proprio lì, garantendo che chi vince una borsa di studio finisca in camera con qualcuno con cui si trovi davvero bene.
D: Qual è la richiesta principale che emerge dai vostri dati? Cosa cercano davvero i giovani oggi?
R: Il “right balance”: un clima di condivisione per cene o momenti comuni, ma con il rispetto assoluto dei propri spazi. Curiosamente, la pulizia non è la prima preoccupazione, lo è molto di più la gestione dello smart working. Molti non vogliono coinquilini sempre in casa a lavorare. Grazie alla profilazione di Mateapp, riusciamo a intercettare queste sfumature e a fornire anche dati utili alle istituzioni sul caro affitti e sulle reali necessità di chi vive nelle grandi città universitarie.