La sfida di Europeisti.eu in vista del 2027: Filippo Rigonat presenta l’alternativa al “bipopulismo”
La riconfigurazione degli spazi politici intermedi rappresenta uno dei nodi centrali nel dibattito pubblico contemporaneo, specialmente in una fase storica contrassegnata da una forte polarizzazione e dal ritorno a schemi bipolari. La ricerca di una sintesi tra le correnti liberali, riformiste e democratiche si propone di intercettare quel segmento di elettorato insoddisfatto dalle formule tradizionali di governo. Filippo Rigonat, membro del comitato promotore di Europeisti.eu, che ha riunito al Teatro Parenti di Milano diversi esponenti di partiti e spazi di centro, analizza le prospettive del movimento, il superamento delle passate esperienze del terzo polo e la costruzione di un programma alternativo in vista delle elezioni politiche del 2027.
Il successo del Teatro Parenti e il superamento del terzo polo
La nascita di un coordinamento unitario punta a superare le frammentazioni personali che hanno caratterizzato le recenti stagioni politiche dell’area moderata.
D: Filippo, siete reduci da un evento molto partecipato al Teatro Parenti di Milano. Con quale stimolo e con quale messaggio principale si è concluso questo appuntamento?
R: Siamo tornati a casa con la consapevolezza che un’alternativa è possibile. Sembrava un’impresa disperata riunire le tante teste pensanti che orbitano attorno all’area liberale, ma la risposta del pubblico ha superato ogni aspettativa: avevamo prenotato una sala da 230 posti e ci siamo ritrovati nella sala principale con centinaia di persone in piedi. Il nostro obiettivo come Europeisti non è quello di dare vita a un nostalgico terzo polo, una formula etimologicamente fallimentare perché presuppone l’esistenza di due poli dominanti. Vogliamo aggregare le migliori energie per diventare il primo polo, offrendo una proposta di buon governo che si opponga con decisione al bipopulismo italiano.
D: Più volte è stato tentato di occupare questo spazio politico di centro, ma i sondaggi e le urne hanno spesso decretato il fallimento delle passate aggregazioni. In cosa vi differenziate oggi?
R: I tentativi precedenti hanno scontato un limite strutturale: si sono rivolti a un elettorato moderato offrendo personalismi anziché risposte concrete. I cittadini non cercano la rabbia, ma soluzioni efficaci. Il fallimento del cosiddetto terzo polo deriva dall’incapacità di comprendere che la sfida del nostro secolo non si gioca più entro i confini nazionali, ma sull’asse Europa-stati sovrani. Costruire un millantato futuro nazionale serve solo a rendere l’Italia più debole e serva dei dittatori. Come ricordato anche dal professor Mario Monti nel suo intervento alla nostra assemblea, i personalismi conducono inevitabilmente alla sconfitta. Per questo, tutti i leader coinvolti hanno accettato di fare un passo indietro per privilegiare il progetto collettivo.
La geopolitica della difesa e il concetto moderno di pace
Il manifesto programmatico del movimento affronta i temi della sicurezza e della stabilità internazionale, ridefinendo i parametri della protezione territoriale.
D: Nel vostro manifesto si parla apertamente di difesa e della necessità di strutturarsi dal punto di vista militare per garantire la stabilità. Per una generazione giovane, non rischia di sembrare una rassegnazione?
R: Tutt’altro. Dobbiamo riappropriarci del vero significato della parola pace. La pacificazione, seguendo la dottrina federalista che va da Altiero Spinelli in giù, è l’obiettivo supremo della politica, ma presuppone la buona fede di tutte le parti. Negli ultimi ottant’anni l’Europa ha appaltato la propria sicurezza agli Stati Uniti d’America; oggi quello scudo non è più scontato. Gli ideali vanno difesi, anche con gli strumenti di protezione. Inoltre, dopo il conflitto in Ucraina, la guerra non è più solo terrestre, con tank e caccia, ma è diventata una sfida cognitiva e cibernetica. La guerra dell’informazione è nelle tasche di tutti noi ogni giorno. Disarmarsi o arrendersi non è un’opzione se vogliamo preservare le nostre libertà fondamentali.
D: Parlare di una difesa comune o di un esercito unitario è un tema ricorrente, ma a distanza di anni l’Unione Europea non ha ancora trovato una quadra concreta. Come si sblocca questa situazione?
R: Non si è trovata una quadra perché manca ancora una vera struttura statale sovrannazionale. Abbiamo realizzato la moneta unica, ma mancano l’equità fiscale, una giustizia condivisa e, infine, l’esercito. La strada è complessa, ma l’obiettivo finale deve rimanere la creazione di una federazione. Io non guardo solo ai miei coetanei occidentali, ma parlo ai giovani russi, iraniani e indiani. Se l’Europa non sviluppa una voce unita e forte sul panorama internazionale, il destino è quello di rimanere schiacciati dai grandi blocchi globali.
La mappa dei consensi e i prossimi appuntamenti territoriali
La costruzione del movimento prevede una diffusione capillare nelle regioni italiane, puntando sul coinvolgimento degli amministratori locali.
D: Guardando ai numeri e ai sondaggi, dove pensate di raccogliere i consensi necessari per diventare determinanti nel 2027?
R: Non credo all’aritmetica dei piccoli partiti che si sommano nei talk show. Lo spazio per l’area che si riconosce nei valori di Europeisti è potenzialmente immenso. Esiste una larghissima fetta di elettori, sia all’interno del Partito Democratico sia in Forza Italia, profondamente delusa dalle rispettive classi dirigenti, vecchie o ammaccate. Oggi molti cittadini votano turandosi il naso, ma chiedono semplicemente soluzioni di buon governo. Persino l’elettorato di destra, che ha premiato figure populiste o operazioni di scomposizione come quella di Roberto Vannacci, si sente tradito sulle questioni economiche concrete e sul potere d’acquisto. Noi intendiamo parlare a queste persone, offrendo serietà e una prospettiva di ampio respiro.
D: Quali saranno i prossimi passi organizzativi per dare continuità alla piattaforma nata a Milano?
R: Le idee non camminano senza le gambe, quindi la fase due prevede il radicamento sul territorio. Nella seconda metà di luglio organizzeremo un’assemblea a Roma per consolidare i nostri hub. Successivamente, accogliendo l’invito di Elisabetta Gualmini e Marco Lombardo, saremo a Bologna entro l’autunno per un grande evento in Emilia-Romagna. Non beneficiamo di finanziamenti esterni o di grandi capitali, avanziamo granellino dopo granellino grazie al lavoro dei volontari e degli amministratori locali. L’Europa si costruisce a partire dai Comuni, borgo dopo borgo, ed è lì che concentreremo i nostri sforzi comunicativi e programmatici.