Trump media e strategie di comunicazione politica: l’evoluzione dei canali
La crisi diplomatica e il botta e risposta tra Giorgia Meloni e la Casa Bianca riaprono il dibattito su come le narrazioni modellino le relazioni internazionali. Per comprendere le logiche dietro l’approccio impresso dal fenomeno dei Trump media e dai leader odierni, la redazione di Newzgen ha ospitato il direttore di Mediatrends, Carlo Castorina.
Il fenomeno del flood the zone nella comunicazione contemporanea
La gestione dei messaggi istituzionali ha subito una profonda trasformazione, ridefinendo il rapporto tra leader e opinione pubblica.
D: Di fronte a dichiarazioni social continue e spesso spiazzanti, come si valuta oggi l’affidabilità e la strategia di un leader globale?
R: Attualmente ci troviamo a vivere un periodo intenso e per certi versi anormale. Le vecchie strategie lineari hanno lasciato il posto a un aggiornamento continuo. Un tempo l’ex capo della comunicazione di Biden suggeriva di non guardare a ciò che il presidente dice, ma a ciò che fa concretamente. La linea di Trump segue da sempre la logica del flood the zone. Questa tattica punta a riempire lo spazio mediatico con tantissimi messaggi, talvolta discordanti, per catturare la massima attenzione dei media. I sondaggi interni in vista delle elezioni di metà mandato mostrano un consenso storicamente basso. Nonostante ciò, questa modalità vuole disintermediare il messaggio politico, anche a costo di generare frizioni internazionali. Lo dimostra il recente scontro verbale con la premier italiana.
D: Questo tipo di approccio e gli attacchi diretti verso figure istituzionali estere quali effetti producono sul piano del consenso?
R: Paradossalmente, a livello puramente numerico, l’attacco alla nostra premier ha avvantaggiato la stessa Giorgia Meloni. La leader italiana ha visto crescere il proprio seguito sui social network. Il presidente statunitense rimane un profilo atipico. Nonostante le flessioni di gradimento, l’imprenditore ha smentito i sondaggi per ben due volte e ha conquistato la Casa Bianca. La sua forza nell’ecosistema dei Trump media si è consolidata proprio attraverso l’uso di piattaforme alternative e social nativi come Truth. Il Partito Democratico americano mostra ancora oggi di fare molta fatica a comprendere appieno questi strumenti.
La disintermediazione e il rapporto diretto con la stampa
I canali tradizionali si trovano a competere con la reperibilità immediata delle fonti e la logica degli scoop digitali.
D: Come sta cambiando il modo in cui i leader politici si rapportano con i giornalisti e con i media tradizionali?
R: I protagonisti della scena attuale hanno completamente stravolto la comunicazione istituzionale classica. Oggi assistiamo a dinamiche particolari, in cui i giornalisti chiamano direttamente Trump al suo numero personale. Il leader risponde e concede brevi battute che si trasformano immediatamente in notizie dall’impatto diplomatico devastante. La portavoce della Casa Bianca, Caroline Leavitt, insiste sulla formula del “presidente più trasparente della storia”. Lo staff non contrasta più i media tradizionali, ma li utilizza in modo mirato. La presidenza registra un’apertura costante a interviste individuali e telefoniche per avvicinare la base elettorale. Lo staff integra poi il tutto con la pubblicazione di decine di post quotidiani e campagne basate sulla gamification.
D: In questo contesto, come si inseriscono le fughe di notizie e la diffusione di registrazioni riservate, come nel caso della telefonata con Netanyahu?
R: Siamo di fronte a una vera e propria guerra di narrazioni. Il caso della telefonata diffusa dalla testata digitale Axios dimostra la potenza dei media. Un singolo contenuto può servire contemporaneamente a entrambi i protagonisti. Da un lato l’inquilino della Casa Bianca si mostra intenzionato a frenare i conflitti. Dall’altro il primo ministro israeliano parla alla sua base. Egli dimostra di voler proseguire l’azione militare, indicando nei limiti imposti dall’alleato americano l’unico vero freno. La narrazione del successo o del fallimento di un negoziato diplomatico, come nel caso delle tensioni con Teheran, viaggia su binari paralleli. L’efficacia del messaggio conta quanto l’azione reale.
L’adozione dei new media nella politica italiana
Il panorama dell’informazione in Italia mostra segnali di cambiamento, pur mantenendo forti legami con i canali tradizionali.
D: Guardando all’Italia, la crescente partecipazione dei politici a formati come i podcast segnala un reale cambiamento nell’influenza del voto?
R: In Italia si nota una forte tendenza dei leader politici a partecipare a podcast molto seguiti. Gli esponenti nostrani cercano così di ricalcare i modelli oltreoceano. Tuttavia, l’impatto reale sui risultati elettorali rimane per ora contenuto. Negli Stati Uniti i creatori digitali parlano a una platea potenziale di 300 milioni di persone. In Italia i limiti linguistici e il fattore anagrafico pesano molto di più. I dati del Digital News Report indicano che a livello globale i social e i video hanno superato i media tradizionali. Nel nostro Paese il comparto digitale cresce, ma la televisione resta la prima fonte di informazione a causa di una popolazione mediamente più anziana. Il target under 30 segue maggiormente i new media, ma spesso esprime il proprio dissenso non recandosi alle urne. Questo comportamento riduce l’efficacia immediata di queste strategie.
D: Esistono tentativi concreti da parte dei partiti italiani di creare strutture informative proprietarie per intercettare l’elettorato?
R: La direzione intrapresa appare chiara. Molti leader hanno compreso la necessità di possedere un proprio canale editoriale per arrivare al pubblico senza i filtri della stampa. Vediamo il moltiplicarsi di formati video e web proprietari, come la “TV” lanciata da Roberto Vannacci o le iniziative digitali di Luca Zaia. Spesso però i politici italiani adottano queste piattaforme solo per imitare i competitor, senza credere fino in fondo al potenziale del mezzo. Negli Stati Uniti l’importanza della gestione dei Trump media indica quanto il settore sia totale. Realtà come OpenAI acquistano canali YouTube per incrementare la propria influenza nella Silicon Valley. In Italia il processo richiederà ancora qualche anno per esprimersi a pieno regime.
Il futuro dell’editoria e i nuovi formati di approfondimento
L’interazione tra vecchi e nuovi canali di informazione richiede lo sviluppo di linguaggi nativi.
D: Come si stanno muovendo le agenzie di comunicazione e di analisi per interpretare questa netta divisione tra pubblico giovane e classe dirigente?
R: Il problema principale in Italia riguarda l’isolamento dei canali. I vecchi media e i nuovi formati digitali tendono a non parlarsi, mantenendo i propri pubblici ben separati. La stampa tradizionale ha spesso utilizzato i social solo per generare traffico verso i propri siti web. Con l’avvento dei motori di ricerca generativi questo flusso si sta riducendo drasticamente. Gli editori devono capire che il contenuto va pensato specificamente per la piattaforma di pubblicazione. Come Mediatrends, abbiamo lanciato formati come Media Leaders per dialogare con i direttori delle testate. Abbiamo inoltre creato The Bigger Story, un podcast che unisce l’analisi dei media alla geopolitica. Questo strumento serve proprio per smontare le narrazioni e capire i motivi per cui determinate notizie circolano in un certo modo.