Il viaggio terapeutico di Aaron tra fobie, radici e rinascita
L’introspezione psicologica e la sensibilità emotiva stanno diventando tratti sempre più centrali nella produzione artistica delle nuove generazioni. La musica non è più soltanto intrattenimento, ma si trasforma in uno strumento di autoterapia per esplorare le proprie fragilità e per comunicare con un pubblico che condivide le medesime ansie esistenziali. Aaron, cantante umbro ed ex concorrente di Amici, ha presentato così “Abitare l’invisibile”, il suo ultimo progetto discografico. Nel corso dell’intervista, l’artista ha analizzato il delicato passaggio dall’esposizione mediatica alla necessità di ritrovare la propria dimensione intima all’interno del proprio studio di registrazione.
Il post-talent e la ricerca di un equilibrio interiore
Aaron, il tuo nuovo album si intitola “Abitare l’invisibile”. C’è molta psicologia e una forte componente terapeutica in queste tracce. Come è nato questo lavoro?
Ho sempre vissuto la realtà con una spiccata sensibilità e attenzione ai dettagli. Gli ultimi due anni sono stati particolarmente densi e ho impiegato molto tempo per unire i puntini della mia esperienza. Ho concepito questo album come una vera e propria cura per me stesso, ma anche come un modo per rendere consapevoli le persone che lo ascoltano. Nella mia generazione sentiamo l’esigenza di condividere le nostre fragilità, portando metaforicamente il pubblico sul palco con noi. I social spesso descrivono le debolezze come un errore, mentre io penso che facciano parte dell’identità e della storia di ciascuno.
Molti giovani artisti scelgono di esporre pubblicamente le proprie fobie. Tu hai accennato alla paura di viaggiare e di abbandonare la tua zona di comfort
Sì, ho una forte paura di volare e di allontanarmi dalla mia comfort zone, una condizione che a volte si rivela debilitante. Tuttavia, quando salgo sul palco la situazione cambia istantaneamente: entro in una bolla e dimentico la tensione. Non provo l’ansia da prestazione legata all’esibizione in sé, quanto piuttosto l’ansia per l’imprevisto, per ciò che potrebbe accadere attorno a me. L’album rappresenta il tentativo di delineare i confini di questo mio mondo invisibile.
Il distacco dai riflettori e l’incontro tra Edoardo e Aaron
Nel corso dell’intervista hai parlato di una vera e propria “risalita”. Questo termine è legato alle difficoltà vissute dopo il tuo debutto televisivo?
Certamente. L’esperienza nel talent di Amici è stata un inizio eccezionale, ma ti proietta in tre fasi di vita completamente diverse in meno di un anno. Prima c’è la normalità, poi la permanenza nella scuola dove si studia costantemente sotto l’occhio delle telecamere in un ambiente complesso, e infine l’uscita, dove tutto esplode e subentra il timore di non realizzare i propri sogni. Dopo Amici ho avvertito il bisogno di fermarmi per permettere ad Aaron di crescere insieme a Edoardo (ndr. vero nome dell’artista). Sono due anime con gli stessi valori, ma Aaron vorrebbe correre mentre Edoardo è più restio; oggi cercano il loro punto di incontro.
Per trovare questo compromesso sei tornato nella tua terra d’origine, in Umbria. Quale ruolo ha la casa nella tua produzione?
Il ritorno a casa è stato fondamentale dopo il marasma iniziale. Ho bisogno della mia tranquillità e del mio home studio per scrivere in modo naturale e spensierato. Spesso mi trovo a comporre verso le quattro del mattino: la notte è il mio rifugio principale. Nei testi ci sono molti riferimenti alla natura, come la grandine, le foglie che cadono o i colori dell’alba. Non è stata una scelta pianificata a tavolino, ma riflette il fatto che vivo pienamente l’ambiente circostante, traducendo i sentimenti in immagini naturalistiche precise.
I modelli di riferimento e i progetti futuri
Quali sono gli artisti che consideri i punti di riferimento per la tua crescita professionale?
Nel mio DNA c’è sicuramente Vasco Rossi, una passione trasmessa da mia madre che ascoltavo fin da bambino e che ho riscoperto nei momenti più difficili, trovando grande forza nelle sue parole. All’estero il feat della vita sarebbe con The Weeknd o Justin Timberlake. Per me è fondamentale la connessione umana: non mi interessa realizzare una collaborazione a distanza scambiando semplicemente delle strofe, preferisco conoscere a fondo la persona con cui condivido un progetto. Se ci fosse l’opportunità di collaborare con Vasco, sarebbe un sogno e supererei volentieri ogni mia fobia.
Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi per quanto riguarda la promozione del disco?
L’uscita di Abitare l’invisibile è stata molto rapida, quindi ora stiamo pianificando i prossimi passi insieme al mio team. L’intenzione primaria è quella di portare queste canzoni dal vivo con una serie di date in giro per l’Italia. Tutti gli aggiornamenti sui concerti e sulle tappe future saranno condivisi direttamente attraverso i miei canali social ufficiali.