Rosa Pia de Martino: “Non volevo la solita tesi accademica, studiare Checco Zalone è stato rivoluzionario”

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Redazione

Perché Checco Zalone è un caso di studio accademico? La neolaureata Rosa Pia De Martino spiega la sua tesi di laurea

Rosa Pia de Martino, neolaureata all’Università “G. D’Annunzio” Chieti-Pescara, ha scelto Checco Zalone come protagonista della sua tesi. L’artista pugliese, noto per la sua comicità corrosiva, è stato analizzato come un vero e proprio archetipo del comico contemporaneo. La neoleaurata racconta come la sua scelta, inizialmente percepita come rischiosa, abbia conquistato la commissione e perché il linguaggio di Checco Zalone meriti l’attenzione del mondo accademico.

D: Come ti è venuta in mente l’idea di redigere una tesi di laurea su Checco Zalone?

R: Ho sempre voluto allontanarmi dal banale e fare qualcosa di rivoluzionario. Non volevo una tesi normale. L’idea è venuta pensando a Checco Zalone, un compagno di vita che mi segue da quando avevo 9 anni. Pensavo che anche il mio relatore potesse non accettare, ma si è rivelato disponibile, pur essendo preoccupato della reazione della commissione. Invece, la discussione è andata benissimo, i professori erano contenti di sentire un argomento così originale.

D: Perché, secondo te, la figura di Checco Zalone dovrebbe essere studiata a livello accademico e linguistico?

R: La mia tesi, strutturata in tre capitoli, parte dal ventennio fascista e arriva al politically correct language di oggi, che richiede molta attenzione. Checco Zalone si colloca perfettamente perché usa un artificio narrativo che si chiama déplacement: collocare l’uomo medio in un contesto a lui alieno. Lo fa smantellando gli stereotipi, come quando il suo personaggio va al Nord ma è ancora ancorato all’idea sacra del “posto fisso”, tipica del Sud.

D: I film di Checco Zalone sono un calderone di sociologia italiana: dall’immigrazione al posto fisso, dalla religione alle raccomandazioni. Qual è, secondo te, il trigger che lo rende un fenomeno di massa?

R: Checco Zalone comunica con dei modi non dotti o accademici, ma riesce a far arrivare lo stesso identico messaggio a qualsiasi fascia di età e a qualsiasi livello di istruzione. Non si colloca come denuncia o critica; lui si colloca all’interno del problema stesso ed è complice (es. quando parla positivamente delle raccomandazioni). Questo pone l’osservatore a domandarsi se i problemi siano stati superati o meno, rendendolo coinvolto.

D: Tu ti impegni attivamente nel civismo e nella politica territoriale. L’ironia e la comicità di Checco Zalone possono essere un’arma vincente anche per i politici?

R: Sicuramente una buona capacità comunicativa aiuta a non annoiare il pubblico. L’ironia, la volontà di far sorridere e non di mandare in confusione, è un modo per avvicinarsi alla persona, anche su temi complessi. L’aggressività e l’alzare la voce sono spesso sbagliati. Nel mio impegno civico, cerco sempre di trovare un modo giusto di comunicazione e trasmettere fiducia. L’ironia mi esce anche quando non dovrebbe, ma è un elemento che accorcia le distanze.

D: Hai provato a contattare Checco Zalone?

R: Ho inviato diverse e-mail ai suoi manager e alle case produttrici, ma ad oggi non ho ancora ricevuto risposta. Adesso io e il mio relatore ci stiamo coalizzando con un’altra ragazza che ha fatto una tesi simile, per fare una Zalone-coalition. Se Checco Zalone mi stesse ascoltando, gli dico: rispondimi alle email, fatti vivo! Spero che, se mai dovessi incontrarlo, riuscirei a parlargli, magari portandogli la tesi per un autografo.