Pierluca Mariti: “The Traitors? Un vero esperimento sociale, lo rifarei subito”

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Redazione

Dopo l’avventura nel reality show con protagonisti leali e traditori, Pierluca Mariti si racconta: “Sui social ho portato il me stesso più vero, la spontaneità è la chiave vincente”

Dal castello di The Traitors al palco dei Diversity Media Awards, Pierluca Mariti, conosciuto sui social come @piuttosto_che, si racconta a 360 gradi. L’artista, noto per la sua spontaneità e ironia, rivela come l’assenza di filtri sui social sia stata la sua vera strategia vincente e racconta i retroscena del reality show targato Prime Video.

D: Sono passate tre settimane dall’uscita di The Traitors. Qual è il ricordo più forte che ti porti da quell’esperienza?

R: L’esperienza è stata folle, non pensavo che il gioco fosse così complesso; da fuori sembra facile, ma da dentro è un vero e proprio esperimento sociale. Mi ha divertito moltissimo e lo rifarei subito. Arrivato lì, speravo di durare almeno due puntate, ma non credo di essere portato per le bugie: con un ruolo da leale e candido sono riuscito a incartarmi da solo!

D: Nel gioco hai mantenuto una grande fedeltà alla tua persona, anche a rischio di autoeliminarti. Quanto è difficile mantenere l’onestà in un format televisivo ad alta tensione?

R: In un ruolo da traditore devi dare una versione di te difficile da sostenere. È stato bello vedere che parte del pubblico ha provato solidarietà, immedesimandosi nelle mie difficoltà. Alla fine, però, è un gioco. Devo dire che, nonostante le dinamiche di accusa e tradimento, come cast siamo rimasti abbastanza uniti dopo l’esperienza.

D: Il tuo approccio, molto comico e naturale, è spesso paragonato a quello di grandi artisti. Da dove nasce questa spontaneità che ti caratterizza sui social e non solo?

R: La mia inclinazione per lo spettacolo è spontanea, sin da bambino. La mia esperienza sui social è nata per caso e l’unica cosa che potevo fare era essere me stesso. Credo che essere spontanei sia la chiave vincente: quanto meno costruisci un personaggio, tanto più porti la versione di te stesso che non si prende sul serio, ride delle proprie incapacità ed è più onesta.

D: Questa naturalezza sui social ha influito sul legame con i follower?

R: Assolutamente. Il momento in cui ho iniziato a creare contenuti, durante la pandemia, ha coinciso con un periodo in cui tutti hanno abbassato l’aura di perfezione su internet, diventando più umani. Questo ha favorito l’interazione e la chiacchiera con la mia community. Sui social non ho un piano editoriale studiato: quello che mi viene da fare lo faccio, rendendo il profilo immediato e leale.

D: Nonostante la spontaneità, non rinunci a prendere posizione su temi importanti. Qual è il tuo metodo per trattare questioni complesse sui social?

R: Se non ho una cosa da dire e non so sostanziarla con i fatti, preferisco stare zitto. Se ho un’opinione e posso sostenerla, la dico. Ad esempio, sulle questioni di diritti – ricordo che sono laureato in giurisprudenza – mi pronuncio volentieri. Per temi complessi, l’ironia può essere una lente utile, ma bisogna essere molto attenti al contesto: su internet, il contesto spesso non esiste e l’attenzione è minima.

D: Sei in radio, fortissimo sui social e a teatro. Siamo condannati a “compartimenti stagni”, dove la complessità sta solo offline?

R: I social sono un mezzo con un grande potere disaggregante. L’algoritmo tende a proporre una realtà che interessa solo a te, creando un eccessivo individualismo. Riportare la complessità in questo contesto è difficile. Credo che siamo in una grande fase di cambiamento e dipenderà dalle nuove generazioni. La magia del teatro, invece, è che il pubblico molla il telefono per due ore, condividendo un’esperienza unica, senza filtri.

D: Sarai co-conduttore dei Diversity Media Awards. Cosa rappresenta per te questo appuntamento?

R: Sono molto contento di salire sul palco quest’anno. È un evento che da dieci anni monitora e premia la rappresentazione delle diverse realtà della nostra società nei media, dai social al cinema. È un osservatorio fondamentale che racconta, attraverso i suoi vincitori e candidati, il momento storico che stiamo vivendo in termini di inclusione e rappresentazione.