Semestre filtro, Leonardo Dimola: “Tanti ragazzi stanno male perché con la riforma della ministra Bernini rischiano di perdere un anno”

Foto dell'autore

Redazione

Leonardo Dimola e il semestre filtro: ecco perché ha contestato la ministra Bernini ad Atreju

Leonardo Dimola, uno studente del “semestre filtro” per l’accesso a Medicina, è balzato agli onori delle cronache per aver contestato pubblicamente la ministra Anna Maria Bernini durante l’evento di Atreju. Dimola spiega le ragioni della protesta: il rischio di perdere un anno di studi, la confusione sulla riforma e la mancanza di dialogo con il Ministero.

D: Che cos’è il “semestre filtro” e quali sono le principali criticità che ti hanno portato a contestare la ministra Bernini?

R: Il “semestre filtro” è il nuovo sistema che posticipa il numero chiuso. Dopo un mese e mezzo di lezioni in condizioni precarie, abbiamo affrontato test a crocette (su tre materie) per i quali il Ministero non ci aveva fornito materiali di preparazione adeguati o domande tipo. La criticità maggiore è che se uno studente non raggiunge la sufficienza (18/30) in una sola delle tre prove, perde l’anno e non può nemmeno accedere alle facoltà affini, annullando di fatto il lavoro e l’investimento fatto.

D: Nel momento della contestazione, la ministra Bernini ti ha risposto “Non è vero” riguardo il rischio di perdere l’anno per un’insufficienza

R: Ad oggi, nel decreto ufficiale per l’accesso alle graduatorie di Medicina e dei corsi affini, chi fa meno di 18 in uno degli esami perde l’anno. Non c’è traccia di una sanatoria. La ministra Bernini sta evidentemente valutando una sanatoria solo perché altrimenti non si riempirebbero neanche i posti di Medicina. Non ha risposto nel merito, limitandosi a definire la protesta “da poveri comunisti”.

D: Oltre all’aspetto tecnico, qual è l’impatto emotivo di questo semestre filtro sugli studenti?

R: Lo stress è enorme. Non è lo stress dell’impegno, ma quello di perdere un anno e di aver investito tempo e risorse economiche a vuoto. Molti ragazzi sono tornati dallo psicologo. Abbiamo colleghi che studiano più degli studenti già iscritti a Medicina. È assurdo che in un Paese che ha il diritto allo studio in Costituzione, chi vuole studiare e mettersi in gioco riceva come punizione il rischio di perdere tutto.

D: Perché hai deciso di contestare direttamente la ministra Bernini all’evento di Atreju?

R: Non avevamo alcun contatto con la ministra Bernini né con il Ministero da mesi. L’organo preposto, l’Unione degli Universitari, non era stato convocato per discutere la riforma, fatta peraltro molto velocemente. L’obiettivo non era fare polemica politica, ma chiedere alla ministra Bernini di venire a parlare con la manifestazione di studenti che si svolgeva lì accanto.

D: La ministra Bernini ha accusato gli studenti di essere “politicizzati”. Come rispondi?

R: Mi sono fatto due risate. Per tre mesi non mi sono alzato dalla scrivania per studiare. Sono un simpatizzante di Sinistra Universitaria, e questi ragazzi ci hanno aiutato molto. Non capisco perché il fatto che io manifesti un dissenso oggettivo e critichi una riforma, anche se faccio politica, dovrebbe delegittimare la mia protesta. È un’affermazione assurda per evitare di rispondere nel merito.

D: Quali sono le opzioni al vaglio per gli studenti che rischiano di non superare il filtro?

R: Con l’Unione degli Universitari stiamo valutando il ricorso collettivo, che in passato ha permesso l’accesso in sovranumero. Altrimenti, ci si iscrive a facoltà affini (come Biologia), provando a farsi convalidare gli esami per ritentare Medicina l’anno prossimo, oppure si cerca un lavoro. La ministra Bernini e il Ministero non hanno fornito alternative concrete a questo rischio.

D: Qual è l’errore strutturale più grande di questa riforma secondo voi?

R: È una riforma quasi gratuita in termini di investimenti. L’errore più grande è non mettere in comunicazione il sistema sanitario con l’ingresso all’università. Non si possono formare migliaia di medici se il sistema sanitario non li può accogliere, e soprattutto, una riforma del genere doveva essere accompagnata da investimenti strutturali, cosa che manca totalmente.