Giovanni Calvario: “Il matrimonio è una cosa seria e in ‘L’amore è cieco’ dovevo essere coerente, perché non si può ignorare il cuore”

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Redazione

L‘amore è cieco: Giovanni Calvario si confessa tra coerenza e provocazione

Il successo di L’amore è cieco Italia ha travolto il pubblico, ma nessun protagonista ha fatto discutere quanto Giovanni Calvario. Definito da molti come il “cattivo seduttore” del programma, Giovanni ha vissuto un percorso intenso con Giorgia, culminato in un mancato matrimonio che ha diviso i social. In questa intervista esclusiva a Newzgen, Giovanni mette a nudo i retroscena dell’esperimento, parlando di rispetto, chimica e della sua visione del matrimonio.

D: Giovanni, il tuo sorriso non è mai mancato durante le puntate. Come stai vivendo i “postumi” mediatici di questo format?

R: Molto bene, vivo tutto con ironia. Bisogna ricordare che L’amore è cieco non è solo uno show, ma un esperimento che termina con un matrimonio civile, un atto serio. Per me il matrimonio ha un valore immenso, vengo da una famiglia unita da sempre. Non potevo dire “sì” solo per gioco; volevo essere convinto perché unire due mondi significa condividere sogni e stili di vita concreti, non solo una fantasia.

D: Molti ti hanno accusato di aver giocato con i sentimenti di Giorgia. Ti rivedi in questa critica?

R: Sono stato coerente dall’inizio alla fine. Nelle capsule di L’amore è cieco tutti abbiamo corteggiato più persone; è l’essenza stessa del programma. Se tante donne hanno scelto me, ci sarà stato un motivo che va oltre la semplice seduzione. Con Giorgia c’era stima, lei è una donna potente e intelligente, ma fuori dalle capsule la realtà ha preso il sopravvento.

D: Un tema caldo è stato quello della fisicità. Perché hai preferito dormire sul divano invece di approfondire l’intimità con Giorgia?

R: La sessualità è cruciale, ma deve esserci chimica. Tra me e lei, in quel contesto, non è scattata subito. C’è poi un discorso di rispetto: non volevo trasformare la nostra intimità in qualcosa di frivolo davanti alle telecamere. Ho preferito aspettare che sbocciasse l’amore vero. Se i nostri mondi non collimavano sui valori, che senso avrebbe avuto seguire solo una pulsione sessuale? In L’amore è cieco ho cercato l’essenza della persona, non solo l’estetica.

D: Avete discusso molto anche sul futuro lavorativo e sul tuo progetto del “Castello”. Cosa è andato storto?

R: Il tema non era il lavoro in sé, ma la scelta di vita. Giorgia sognava un maneggio, ma io so quanto pragmatismo serva per gestire la natura. Non le ho mai chiesto di lasciare il suo lavoro di genetista, anzi, la stimavo per quello. Il problema era la mancanza di un progetto comune e la distanza tra Roma e Milano. Io ero pronto a trasferirmi, ma solo se avessimo costruito qualcosa di solido insieme.

D: Dopo la rottura, ti sei presentato all’evento con Federica. È stata una provocazione verso Giorgia?

R: Volevo una reazione. Dopo la fine della convivenza, durata solo due giorni, Giorgia è sparita. L’ho chiamata per giorni senza risposta. Portare Federica, con cui avevo avuto un’affinità culturale nelle capsule di L’amore è cieco, era un modo per smuovere le acque. In quel momento eravamo entrambi single, e anche lei stava parlando con un altro uomo da ore.

D: Come gestisci l’odio che a volte arriva dai social dopo un’esposizione così forte?

R: Tutto va vissuto con leggerezza. Non decido io il montaggio del programma, che mostra solo frammenti di settimane di vita. La “shitstorm” non mi tocca perché so di essere stato vero. L’amore è cieco mi ha permesso di mostrare chi sono dentro, con i miei pregi e i miei difetti, senza filtri o bugie.