Ave Rico: “Non sentirò il successo finché non potrò dire di fare il musicista di lavoro”

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Redazione

Da Sailor Moon a Laura Pausini in chiave pop-punk: il successo social di Ave Rico

Al centro del progetto musicale di Ave Rico c’è il pop-punk, un genere usato per rivisitare le sigle dei cartoni animati e le grandi hit. Ave Rico, cantautore e musicista, racconta la genesi del suo progetto solista, l’importanza dei social come vetrina e come è arrivato a suonare con Laura Pausini, definendo il suo stile come “né pop, né punk, ma entrambi”.

D: Da dove nasce il progetto Ave Rico e cosa significa il nome?

R: Il progetto nasce dalle ceneri di una vecchia band Metalcore in cui militavo. Mi sono ritrovato da solo e ho deciso che avrei fatto musica per conto mio: o la facevo io o non ne usciva niente. Il nome Ave Rico deriva da “Ave” (saluto nelle preghiere latine di augurio per un nuovo cammino) unito a “Rico” (diminutivo di Riccardo, il mio nome). Volevo un nome che rappresentasse non solo me ma anche il team di amici che mi aiuta, infatti spesso mi scambiano per una band.

D: Come è nata l’idea di rielaborare le sigle dei cartoni animati in chiave pop-punk?

R: La mia passione per la musica arriva proprio dai tempi delle sigle. Trovo la musica dei cartoni animati musicalmente ben fatta e ben costruita. Le cover, come quella di Sailor Moon, sono nate per scherzo ma sono diventate un modo per allenarmi costantemente nella produzione, nello studio degli accordi e nel canto. Per me è un allenamento che mi sblocca continuamente nuove idee.

D: I social media sono stati cruciali per farti conoscere. Sono un punto d’arrivo per un artista?

R: Assolutamente no, i social non sono un punto d’arrivo. Sono uno strumento incredibile, una vetrina per far scoprire la musica e tutto ciò che hai da esprimere. All’inizio i miei video erano imbarazzanti, ma ho capito che è importante portare alla luce le proprie idee e poi aggiustare il tiro. Non mi faccio paranoie sul fatto che debba essere tutto perfetto.

D: Il vero successo, però, è arrivato con la cover di Laura Pausini che ha portato a un duetto inaspettato. Ci racconti quel momento?

R: L’unico momento in cui ho detto “wow” è stato con la cover pop-punk di Laura Pausini. Nonostante non avesse fatto numeri stratosferici all’inizio, continuavo a riproporla. Un giorno mi ha scritto la sua manager, dicendomi che a Laura era piaciuta molto e invitandomi a suonare con la band al suo raduno per i 25 anni di carriera. È stato incredibile! Abbiamo provato solo la sera prima, ma lei era tranquillissima, lasciandoci fare la nostra versione.

D: Sei un trentaquattrenne in un panorama musicale che spinge i trend. Come ti posizioni rispetto al rischio di inseguire le mode?

R: Non inseguire le mode è l’unica soluzione per me. Se passi il tempo a inseguire i trend, non ci arriverai mai prima. Ho raggiunto il mio “nirvana interiore”: faccio ciò che mi piace e che mi fa stare bene. Se sono sincero nelle canzoni e onesto nel pubblicare le cose che veramente mi gasano, il risultato del pubblico sarà buono. Se inizi a fare musica solo pensando “adesso va il pop-punk”, si perde l’amore per il progetto.

D: Qual è il tuo obiettivo finale come Ave Rico?

R: L’obiettivo finale di Ave Rico è essere un progetto cantautorale, fare canzoni originali. Le cover sono un allenamento, ma Ave Rico è un’entità che crea brani propri. Se poi ci fosse l’opportunità di fare un tour con Cristina D’Avena o Giorgio Vanni sarebbe un onore, ma il progetto ha la sua autonomia.

D: Avete un appuntamento live a breve?

R: Sì, finalmente ci sarà un appuntamento a Milano il 12 dicembre.