Da “Tu Si A Fine Do’ Munno” a “Ricominciamo”: Angelo Famao si racconta tra musica napoletana, origini siciliane e successo senza confini
Angelo Famao, il cantante neomelodico siciliano da milioni di visualizzazioni, è uscito con il suo ultimo brano, “Ricominciamo”, una storia di perdono dopo il tradimento. Intervistato, Angelo Famao riflette sul suo successo trasversale, il legame con la Sicilia e la battaglia per il rispetto e la dignità. Per ultimo, anche la sua esperienza TV e il clamore del suo ritiro dall’Isola dei Famosi.
D: Il tuo nuovo singolo, “Ricominciamo”, parla di un perdono dopo un tradimento. È una storia personale?
R: In realtà, stavolta non parla di me. Racconta la storia di due ragazzi che, dopo una lunga vita insieme, affrontano un momento di sbandamento vissuto da lui e scoperto da lei tramite messaggi. Alla fine, però, l’amore grande l’ha spinta a perdonarlo e a ricominciare. Ho scelto di titolarla così perché nella mia terra, in Sicilia, il tradimento è vissuto come un gesto veramente brutale e di grande mancanza di rispetto.
D: Sei siciliano, ma sei uno dei volti più noti della musica neomelodica, spesso associata a Napoli. Come vivi questo mix culturale?
R: Quasi tutti pensano che io sia napoletano, ma ormai la lingua napoletana è un genere a sé che può essere cantato da tutti: siciliani, calabresi, romani. Io, quando scrivo, uso un napoletano molto semplice e comprensibile, non quello “verace” dei vicoli di Napoli. Questo mi ha aiutato tantissimo a raggiungere persone che altrimenti non mi avrebbero capito, rendendo le mie canzoni più digeribili e cantabili.
D: “Tu si a fine do’ munno” è un successo che continua a crescere, con quasi 150 milioni di visualizzazioni. Qual è il segreto di questa hit?
R: È un insieme di fattori: una melodia che ti rimane in testa, la semplicità del testo che puoi dedicare a chi vuoi e il fatto che si possa cantare a squarciagola. Questa combinazione ha funzionato perfettamente. Ancora oggi, ogni giorno che passa fa più numeri da quando è uscito, non si è mai fermato.
D: Hai dovuto fare sacrifici per emergere da Gela, una città non centrale per la discografia?
R: Sì, è vero che a Gela non c’era nulla: né studi discografici né cantanti con cui confrontarsi. Ho dovuto spostarmi, prima a Catania, per avere un’etichetta e uno studio di registrazione vicino a quell’area. Il successo è arrivato dopo, ma la fatica di doversi spostare solo per registrare e arrangiare era tanta.
D: Quando hai capito che la musica sarebbe diventata la tua professione?
R: Sai quando l’ho capito seriamente? Quando ho iniziato a fare i concerti. Quando ti trovi davanti a 10.000 persone che urlano le tue canzoni, lì capisci che ce l’hai fatta. I numeri su YouTube e Spotify si possono gonfiare, ma il vero successo si vede sul palco.
D: Ti sei espresso sul tema della violenza di genere, scrivendo la canzone “Zoe”. Cosa ti ha spinto a farlo?
R: È successo un fatto atroce in Sicilia, dove una ragazza di 16 anni è stata abusata. Da siciliano e da artista seguito dai giovani, mi sono sentito in dovere di dire la mia, scrivendo tutto quello che lei ha vissuto e dando un briciolo di speranza a tutte le vittime. Ho fatto anche un tour nelle scuole, parlando ai ragazzi. Il punto cruciale è l’educazione: i ragazzi devono essere preparati ad accettare un “no” da una ragazza, perché se pensano che se vogliono una cosa devono averla, è lì che nascono i problemi.
D: Sei stato brevemente concorrente all’Isola dei Famosi, ma ti sei ritirato dopo soli nove giorni. Cosa successe?
R: Purtroppo, molte cose non le posso dire. Dopo due giorni me ne stavo già andando perché alcune cose non andavano bene. Ho resistito nove giorni, ho perso 9 chili in quel tempo.