L’ex concorrente di Amici presenta il suo primo album “Baita” e racconta la sua crescita musicale e personale
Dopo l’esperienza nel talent show Amici, Albe si prepara al lancio del suo primo album ufficiale, “Baita”, in uscita il 5 dicembre. Il cantautore bresciano svela il significato profondo del titolo, il suo approccio alla musica post-talent e come è riuscito a superare le insicurezze iniziali, trasformando il successo televisivo in un trampolino di lancio per una carriera da solista.
D: L’uscita di “Baita” rappresenta il tuo grande debutto nel mondo del professionismo. Come hai vissuto questo passaggio cruciale?
R: L’avvicinamento al primo album è stata la consacrazione di una crescita sia musicale che personale. Senza il mio team, che è stato fondamentale, ero un ragazzo immaturo e scanzonato. L’album è proprio la ciliegina sulla torta di questo percorso di maturazione.
D: Il titolo “Baita” ha un significato profondo. Come è nata l’idea di questo nome?
R: Ho provato a scrivere, ma percepivo che mancava un fondo di verità. L’unica cosa che mi rappresentava in quel momento erano le mie radici, la mia casa, i miei amici e i miei genitori. “Baita”, nel dialetto bresciano, rappresenta proprio questo: casa, intimità e un senso di “basta, andiamo a casa”. Il titolo si sposa bene anche con le iniziative di lancio, come gli House Concert, che sono concerti chitarra e voce in case private per ricreare un’atmosfera intima.
D: Produrre musica dopo un’esperienza in un format così seguito come Amici comporta una pressione aggiuntiva?
R: Fortunatamente ho superato la paura di non essere all’altezza o di non fare le cose nel modo in cui la gente mi ha conosciuto in quel contesto. Amici è un curriculum che non rinnegherò mai, ma ora devo “giocare da solo”, devo fare gol senza aiuti. Devo dare il massimo lasciando fuori i pensieri intrusivi. Ne sono uscito scoprendomi sempre di più. Significa capire dove si è carenti: ad esempio, io ero carente nella cultura della musica italiana. A 26 anni sto ancora scoprendo artisti come De Gregori. Appassionarsi alle proprie lacune e colmarle ti crea una corazza che ti dà sicurezza. Oggi sono più consapevole di quello che faccio e vado sul palco con più sfacciataggine.
D: Tu credi che un talent come Amici sia ancora un prodotto che effettivamente aiuta nel mercato musicale attuale?
R: La musica oggi è più democratica che mai grazie ai social. Si può emergere anche senza talent. Tuttavia, se sei un progetto che rispecchia determinati punti – un animo pop, un carattere brillante e televisivo, la capacità di stare su un palco e, soprattutto, avere qualcosa da dire – allora Amici ti dà un’enorme possibilità di farti conoscere e non solo di mostrare la performance. Io quando l’ho fatto ero immaturo, ma avevo canzoni carine e un carattere deciso.
D: Che rapporto hai con i tuoi fan?
R: Ho un rapporto meno social e più real. Quando ci vediamo ai live, li conosco quasi tutti; è un rapporto molto normale. Non faccio live sui social, preferisco concentrarmi sulla musica dal vivo.
D: Quali sono i tuoi ricordi più belli di Amici?
R: Ricordo con emozione la prima volta in cui un mio pezzo è passato in radio. E poi c’erano i ricordi legati alla casetta: era come stare otto mesi con gli amici in vacanza. Ricordo il Capodanno in cui brindammo con la Coca-Cola perché eravamo in periodo Covid.
D: Il Festival di Sanremo è un obiettivo per la tua carriera?
R: Vorrei salire su quel palco, sarei ipocrita a dire di no, ma non baso la mia carriera annuale su quello. Vado avanti con il mio percorso, e se il pezzo è giusto e riusciamo a entrare, ben venga. Non è un ostacolo insormontabile.